BOLLETTINO PARROCCHIALE

giovedì

Parrocchia Chiesa Madre S. Nicola di Bari
A.D. 2009-2010

Le Notizie del momento dalla Parrocchia Chiesa Madre e dalla comunità ecclesiale di Salemi
(aggiornamenti: 13 Novembre 2009)
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APERTURA ATTIVITA' GRUPPO SCOUT

Domenica 15 Novembre avranno inizio le attività Scout, le 4 brance si ritroveranno presso il bosco di Vita, alle ore 12.00 sarà celebrata la messa.

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FESTA MARIA S.S. DELLA MISERICORDIA

Da Domenica 8 a Domenica 15 Celebrazione della Santa Messa nella Chiesa della Misericordia alle ore 17.00. Durante la settimana, le sera, sarà recitato il santo rosario nelle famiglie del Rione.

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Sono in corso i lavori per le Feste Patronali 2009. La Festa del Santo Patrono S. Nicola del 6 dicembre e la Festa dell'Immacolata dell'8 Dicembre.

PRESTO IL PROGRAMMA DELLE FESTE
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Restauro del Pulpito

Il Pulpito (proveniente dalla Chiesa della Concezione), che un anno fa nella sistemazione dell'area liturgica venne stato posizionato nella nostra Madrice, in occasione della dedicazione dell'altare sta per essere restaurato dalla Prof. Giusi Gisone.

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IL PROGETTO DELL'ALTARE DELLA CHIESA MADRE

Sono in corso i lavori progettuali per l'altare della Chiesa Madre. Attualmente l'area celebrativa gira attorno ad un altare mobile e provvisorio, realizzato in attesa di un'altare fisso e decoroso secondo i canoni del Concilio. Tale altare risulterà di un assemblamento di diversi elementi, 4 pannelli d'argento lavorati a sbalzo che riproducono: quello anteriore l'agnello dell'apocalisse intronizzato sul libro dei sigilli e la croce gloriosa con ai lati due palme che simboleggiano due apostoli, i pannelli laterali, sempre in argento sbalzato, riproducenti S. Nicola e l'Immacolata e il pannello posteriore con tre palme. Esso poggierà su una base di pietra campanella, anche la mensa, le colonne che la sostengono e che incorniciano i 4 pannelli saranno in pietra campanella lavorata in stile barocco con decori di foglie, frutta e fiori. L’opera sarà realizzata dagli argentieri Amato di Palermo e dal maestro Antonino Scalisi, scalpellino di Salemi.

L’Arciprete Don Salvatore Cipri partecipa ai fedeli il progetto dell’opera e confida nella generosità di tutti. Si spera che per la festa di S. Nicola p.v. il nuovo altare possa essere già realizzato e dedicato.
P.S. Ai gesti di particolare generosità è possibile legare la memoria dei cari defunti con incisione dei nomi nel retro dell’altare.

PRESTO IL PROGRAMMA DELLA DEDICAZIONE

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STORIA DELLE CHIESE DI SALEMI

mercoledì

ELENCO DELLE CHIESE E DEI CONVENTI DI SALEMI

Secondo la fonte Storica che ci offre lo scrittore Stanislao Cremona, gesuita del 1762

1) Oratorio e Ritiro di S.Filippo Neri: abbiamo pochissime notizie, nel 1630 la confraternita di S.Giovanni Battista donò la propria chiesa a un gruppo di chierici regolari che decisero di seguire la strada del Santo, essi fabbricarono le loro celle e lì vi abitarono, non sappiamo fino a quando continuò questa loro missione ma già alla fine del '700 tutto era scomparso. Già nel 17oo non esisteva, rimase in piedi e attivo fino alla metà del 600.
2) Convento dei Monaci Basiliani: Fu fabbricato per volere della regina Costanza nel 1288, questo convento sorgeva nel sito dove succesivamente sorse il convento di Santa Chiara, oggi sede della biblioteca. Fino al 1778 in questa chiesa veniva venerato S. Basilio, quindi la regola e la loro esistenza durò sino alla fine di quel secolo.
3) Chiesa e Convento di Santa Chiara: Si pensa che questo Convento delle Clarisse, sia il più antico in tutta la Sicilia. Il complesso sorge dove un tempo esisteva il Monastero dei PP. Basiliani (1200/1300). La struttura attuale risale intorno il 1540.
Le Clarisse che abitavano questo convento osservavano la regola di S. Francesco e mantenevano stretti legami con il Monastero di S. Michele di Mazara del Vallo.
La Chiesa era di mezzana grandezza, era dedicata a S. Chiara. All’altare maggiore si trovava una statua al naturale della Santa, aveva 4 cappelle, quella del S.S. Crocifisso che conservava un ottimo simulacro, di S. Maria Maddalena con un grande quadro e quella della Sacra Famiglia con un piccolo quadro ritenuto molto antico. In questa Chiesa venivano officiati i festeggiamenti in onore di S. Chiara e della Natività della Vergine.
Oggi la chiesa è sede della Biblioteca cittadina, il complesso del convento, invece un tempo accoglieva un pronto soccorso, successivamente divenne un asilo nido.

4) Chiesa di S. Antonino da Padova, fu S. Francesco, ex Convento dei Conventuali: La sua fondazione rimonta al 1362, forse a spese del Ventimiglia, questo luogo anticamente era un fitto e antico bosco dove venne incendiato per la costruzione del complesso, ma di tutti gli alberi ne rimase una quercia, la quale rimase nel chiostro del convento. A questa chiesa era annessa una confraternita dell’Immacolata Concezione fondata nel 1583. Il complesso era dedicato a S. Francesco e fu del tutto rifabbricato nel 1764 e poi restaurato nel 1797, la chiesa oggi è detta a S. Antonio da Padova, anticamente all’altare maggiore si trovava la sua statua e un enorme quadro dell’Immacolata Concezione. In una delle cappelle si venerava un simulacro di S. Francesco, risalente ai primi anni del 300, in un’altra un bassorilievo della Madonna delle grazie, attribuita alla scuola gaginiana. È situato nella piazza principale della città, il suo campanile era una delle torri delle città, il convento infatti era addossato anticamente alle mura.
Oggi la chiesa è legata alla Matrice la statua del santo è posta nel primo altare a destra, poi segue quella della Madonna e infine quello dell’ecce homo, nella parte sinistra abbiamo quello di S. Francesco, nel seguente un crocifisso (forse proveniente dalla chiesa del Carmine).La chiesa è ad unica navata è presente una forte venerazione a S. Antonio da Padova, ed entrando sono ancora visibili resti delle vecchie costruzioni.

5) Chiesa e Convento di S. Agostino: Il convento risale al 1400 fondato dal Generale Falciglia, la chiesa invece si pensa che risalga al 1250 sotto il titolo dei Santi Filippo e Giacomo, a cui era legata una confraternita che dono la propria chiesa agli Agostiniani nel 1400.
La chiesa ebbe nel corso del tempo diverse modifiche, negli anni ’60\70 fu sede della parrocchia della Catena, e negli anni 80 sede temporanea della parrocchia Matrice. In questi ultimi anni è stata restaurata e riportata all’antico splendore, la chiesa è sede del Museo degli argenti e dei Paramenti Sacri.
All’altare maggiore troviamo un ampio coro e al centro un altare ligneo con sotto l’urna della Martire S. Vincenza, in alto la tela che raffigura S. Filippo e Giacomo, nel primo altare destro l’altare della Madonna del Soccorso, seguono altri 3 altari, nella parte sinistra nel primo, oggi con il restauro, si trova l’altare di S. Rita. La chiesa ha tre ampie cripte per la sepolture dei religiosi. Il complesso del convento oggi è sede di alcuni uffici comunali.
http://matricesalemi.blogspot.com/2007/07/alcune-immagini-della-chiesa-di.html

6) Chiesa e Convento della Madonna del Carmine: Si pensa che si stato fondato nel 1423, nel 1555 si tenne un capitolo provinciale, la costruzione della Chiesa si deve grazie al benificio di un certo Francesco Palermo il quale viene ricordato in una lapide all'interno la Chiesa posta sopra il luogo della sua sepoltura. Anticamente il complesso era stato ristorato più volte, possedeva un'atrio, un cortile e un collonnato. Era annessa una congregazione sotto il titolo di Maria S.S. del Carmine, fondata nel 1588 dal P. Cristoforo Nuccio. Nel 1751 la chiesa si rovinò e venne ricostruita più grande, ai tempi veniva considerata la chiesa più bella di Salemi, all'altare maggiore c'era la stutua della Madonna del Carmine, c'erano sei cappelle inferiori tra cui una statua marmorea della Madonna con il Bambino, attribuita al Gagini, una cappella dedicata a S. Giuseppe, un'altra al S.S. Crocifisso, una cappella dedicata all'Annunciazione. Importante era anche la cappella dell'Assunzione la quale con la ricostruzione del nuovo edificio scomparve. Le feste principali erano quelle della Madonna del Carmine, 16 Luglio, e di S. Giuseppe. In questa chiesa si conservava una statua del Profeta Elia, la quale veniva portata in processione quando incombeva la siccita (come quella del 21 dicembre 1747). Il sisma del 68 la rase al suolo completamente, oggi ne rimane solo un teatro all'aperto.

7) Chiesa e Convento dei PP. del Terzordine: Dopo il grande terremoto del 6 marzo 1740, dove franò una buona parte del monte delle rose, questo convento fu inghiottito dal terreno. Tutti i religiosi riuscirono a salvarsi, della chiesa non rimase niente solo la copia della sacra immagine del volto del Cristo (donata da Padre Santoro Pecorella).
Il Pirri fa menzione che questo sia stato il terzo convento sorto nel Regno, si crede che il fondatore sia stato un certo della famiglia Bruno. Era di forti fondamenta e dai suoi balconi si ammirava un bel paesaggio. Secondo una leggenda in una delle caverne, vicino al convento, dimorò per qualche giorno S. Calogero.
Secondo le notizie del Cremona, i religiosi costruirono un ‘altro convento, in un luogo dentro la città dove si erano ritirati dopo la grande frana e dove avevano una loro osteria. La nuova chiesa era piccola intitolata come la vecchia chiesa, a Maria S.S. di Gesù. All’altare maggiore aveva un quadro della visitazione della Vergine e in un altro la sacra copia del volto di Gesù, aveva 4 altari bassi tra cui quello di S. Calogero. Sotto l’edificio si trovano diverse cripte di sepoltura dei religiosi.
Secondo le notizie del Baviera, i religiosi riuscirono a salvarsi mettono in salvo diversi oggetti sacri della antica chiesa, tra cui un crocifisso (confonde i religiosi cappuccini che avevano il loro convento vicino a questo), e furono ospitati nel convento di S. Agostino, poi riuscirono a costruire un nuovo convento attiguo a una chiesa dedicata a Maria, dove avevano un’osteria ma per motivi economici il convento fu abolito e rimase solo la chiesa. Non possediamo notizie certe su queste chiesa.

8) Chiesa Parrocchiale di S. Francesco di Paola, ex Convento dei Minimi: Secondo la fonte del Cremona 16 anni dopo la morte del Santo, erano presenti in Salemi due minimi e nell’anno 1529 ottennero la concessione delle terre attorno un’antica Chiesa dedicata a S. Domenica, situata nella contrada detta Serrone. Grazie alle elemosine della Confraternita di S. Lucia che per loro volontà vollero concedere ai Frati la loro Chiesa a patto che essi dovevano mantenere all’altare maggiore le statue, della Vergine Lucia e di S. Agata.
I minimi costruirono il loro convento intorno all’anno 1559, sotto questa chiesa costruirono due ampie cripte, una per i confrati di S. Lucia e l’altra per i frati.
Nel 1757 la chiesa venne ricostruita con un gusto più moderno, è di questo periodo attestabile un antico busto del Santo. Nel 600 questa chiesa verrà ricordata sotto il nome di S. Francesco di Paola e si diffonderà una grande venerazione a questo santo.
All’altare Maggiore, dopo il ritrovamento di un’antica statua della Madonna nei pressi del territorio della Chiesa, al centro delle due statue i frati collocarono questa effige con il nome di Madonna del Salso.
A causa del terremoto del 68 la chiesa venne rasa al suolo e per volontà dell’allora Parroco e dei fedeli devoti al Santo fu ricostruita dalle fondamenta, all’altare maggiore troviamo un crocifisso che un tempo era posto in una delle cappelle dell’antica chiesa, nel primo altare destro la statua della Madonna del Carmine, un tempo situata nella sua Chiesa, nel secondo destro l’altare di S. Francesco di Paola con una bella statua lignea, alla base una lastra di marmo del 1620. Nel terzo altare sinistro una tela che raffigura S. Giovanni Ev. Negli altari sinistri, nel primo ha sede l’organo, nel secondo la statua di S. Lucia, un tempo posta all’altare maggiore, e nel terzo la tela di S. Michele Arc. Nella zona antistante la navate ai due lati troviamo due nicchie, in una la statua di S. Antonio Abate, proveniente dalla sua Chiesa, e nell’altra S. Agata, un tempo posta al maggiore. Sotto la chiesa troviamo due ampie cripte con altri altari. La chiesa negli 80 venne innalzata a parrocchia e a Santuario.

9) Chiesa Parrocchia Maria S.S. della Confusione nella Trasfigurazione di N.S.G.C. e Convento dei PP. Cappuccini: Inizialmente esisteva sul monte delle rose, vicino i pressi del convento del terz’ordine, leggermente più in basso ma con il terremoto del 1740 anch’esso venne completamente distrutto. Questo primo convento risale al 1589, si accedeva tramite una strada lastricata di pietre, questa chiesa si trovava nel luogo dove un tempo era la chiesa di S. Agata, essa era dedicata alla trasfigurazione.
Dopo il forte sisma, i frati, ottennero dalla Sig. Francesca Scurto, nel 1743, un ampio terreno vicino i pressi della chiesa di S. Leonardo, lì costruirono il loro nuovo convento e la chiesa dedicata alla Trasfigurazione di N.S.G.C.
All’altare maggiore c’era un quadro che raffigurava la trasfigurazione, aveva altri 4 altari bassi, tra cui quello del S.S. Crocifisso che secondo una leggenda parlo a un frate, in un altro si trovava un quadro che raffigurava il sogno che ebbe un frate sulla distruzione dei due conventi, dove è raffigurato Cristo con la collera verso Salemi e la Vergine con S. Nicola, S. Biagio, S. Francesco e altri santi francescani che pregano il Signore di risparmiare la città.
In questa chiesa nuova all’altare maggiore era esposto il crocifisso che un tempo si trovava nel primo convento (secondo la fonte del Baviera).
Dopo il terremoto del 68, la chiesa è in parte caduta, infatti la zona del presbiterio e stata rifatta a forma circolare e la parte antica è ancora visibile con qualche cambiamento di altari, tra cui quello dedicato a S. Bernardo da Corleone, quello a S. Francesco, un’ altro a S. Leonardo, uno alla Madonna addolorata. Oggi la chiesa continua a essere Parrocchia ma continua a stento ad essere convento dei cappuccini, per la mancanza di essi. La chiesa è sede di una grande venerazione alla Madonna della Confusione, di cui non si hanno notizie storiche.

10) Chiesa Maria S.S. degli Angeli fu S. Vito e ex Convento dei Frati della Stretta osservanza: Questi frati venivano chiamati anche zoccolanti o riformati, il convento fu fabbricato affianco un’antichissima chiesa di S. Vito e compagni. Il popolo salemitano volle innalzarlo in onore dei prodigi del servo di Dio F. Innocenzo da Chiusa. La sua costruzione ebbe inizio nel 1622 e pochi anni dopo venne già abitato dai frati anche se in fase di costruzione.
Il convento è uno dei più belli e perfetti, la chiesa antica fu rifatta e dedicata alla Madonna degli Angeli. All’altare maggiore, che appartiene alla famiglia Cappasanta e Perollo, troviamo un grande quadro che raffigura la Madonna con ai piedi alcuni santi. Aveva 7 altari minori, tra cui quello di S. Pasquale Baylon, con una sua statua molto antica, un’altro altare con la statua della Madonna e il Bambino, l’altare dedicato a S. Vito con la statua dell’antica chiesa, la cappella più importante era quella del prodigioso S.S. Crocifisso
http://matricesalemi.blogspot.com/2007/07/il-crocifisso-di-fra-umile-da-petralia.html
. scolpito dall’artista Fra Umile da Petralia, la cappella apparteneva al Barone di Giardinello Tommaso Clemenza. In onore del S.S. Crocifisso il tre maggio si organizzava una solenne festa. Questa chiesa, accanto alla cappella di S. Vito, aveva una grossa cripta per la sepoltura dei frati e dei cittadini, oggi attorno ad essa tabbiamo il cimitero cittadino.


12) Chiesa di Maria S.S. della Catena: Anticamente veniva chiamata del Purgatorio, risale ai primi anni del 1060, quando la Sicilia venne liberata dai saraceni, il popolo salemitano ringraziò la Vergine per la liberazione da questa catena, la chiesa costruita venne dedicata alla Madonna della Catena.
Per la sua antichità nel corso dei secoli è stata ristorata diverse volte e man mano si è ridotta la sua grandezza. Secondo alcune fonti nel luogo dove sorgeva la chiesa esisteva una sinagoga.
Grazie al Barone di Giardinello, Tommaso Clemenza e al Sac. Andrea Lombardo la chiesa poté essere restaurata più volte, come la grande cupola che nel 1734 fini per rovinarsi.
All’altare Maggiore, nella tribuna, era esposto un grande quadro della Vergine con il Bambino e ai suoi piedi, genuflessi, il Battista e S. Francesco d’Assisi. Aveva altri 4 altari bassi tra cui quello dell’Addolorata a cui era annessa una confraternità chiamata dei “sette dolori della Vergine”. Un altro altare era quello del Patriarca S. Benedetto. A questa chiesa era legata una congregazione che si impegnava nel rispetto dei comandamenti e nella preghiera verso le anime del Purgatorio, fondata nel 1590, veniva chiamata del Purgatorio. Nell’anno 1609 al tempo della sacra visita del Vescovo La Cava, per sua volontà la chiesa fu eletta parrocchia, primo parroco fu Giacomo Milana, poi segui Alberto Oliveri e cosi via. Nei primi anni del 1960 la chiesa era in condizioni disagiate e venne distrutta per ricostruirla, ma i lavori si bloccarono a causa del terremoto del 68, ancora oggi ne rimane solo le mura laterali e la casa parrocchiale. Al tempo, fino agli anni ’70, la parrocchia venne spostata nella Chiesa di S. Agostino.

13) Chiesa di Maria S.S. della Misericordia: In questa antica Chiesa si venera un’immagine della Vergine dipinta su una parete di un’antica casa nel quartiere della Giudecca. Risale ai primi anni del 1600 ed è sede di un’antica devozione mariana presente in Salemi.
Nel 1622 i Padri Agostiniani Scalzi volevano fondare un loro convento attiguo a questa Chiesa ma per motivi sconosciuti abbandonarono questo progetto.
La devozione mariana in questa chiesa si è sempre sviluppata e arricchita di fede fino al 1758 quando si decise di ampliare la chiesa. Essa è di media grandezza ornata di stucchi e di particolare eleganza.
All’altare maggiore si venere la prodigiosa immagine della Madonna, ha 4 altari laterali dove tra questi (nel primo a destra) si conserva una statua di S. Isidoro Agricola a cui è annessa una confraternità che si riuniva anticamente tutte le sere e offriva al mese una buona quantità di grano alla chiesa.
Di questa chiesa è stato benefattore il Sacerdote Pietro Orlando, la festa principale cadeva nel giorno della Pentecoste.
Si racconta che un giorno un chicco di grandine cadde presso soglia della chiesa e subito diventò duro come una pietra, da allora questo oggetto veniva conservato gelosamente come dono della Vergine.
Oggi la Chiesa continua a essere sede parrocchiale, viene celebrata solo la messa prefestiva.

14) Chiesa di S. Biagio: Filiale alla matrice fu da parrocchia nel quartiere rabbato, è di mediocre grandezza con 4 altari laterali: nel lato destro, nel primo, abbiamo una tela con la Vergine Maria tra S. Biagio e S. Nicola, nel secondo, una tela con i santi Filippo e Giacomo, a questo altare è legata una confraternita sotto questi santi. Nel lato sinistro, nel primo, una tela che raffigura S. Rocco (questa tela era ritenuta a Salemi la migliore nel raffigurare questo santo), nell’altro S. Isidoro agricola
L’ altare maggiore è di media grandezza, ha nella tribuna la statua del titolare di buona fattura ed espressività, in legno dorato.
La chiesa era frequentata nella novena di natale e in tutti i venerdì di quaresima dove un padre gesuita teneva alcune meditazione sulla passione del Cristo. A questa chiesa era annessa una confraternita sotto il nome del Santo. Oggi continua ad essere frequentata solo nei giorni della festa di S. Biagio.


15) Chiesa del Rosario: ammonta la sua esistenza dal 1536, affianco ad essa esistevano dei locali per gli infermi e uno ospizio per i pellegrini. Nell'altare maggiore si venerava una tela che raffigurava la Vergine del Rosario e di particolare pregio era il tarbernacolo completamente rivestito d'argento (oggi custodito nella Chiesa Madre, tra breve sarà possibile visitarlo),la chiesa era composta da 4 cappella laterali: in una si venerava una statua della Vergine del Rosario, in un'altra un Crocicifisso (adesso è conservato nelle stanze della Chiesa Madre), un'altro altare era dedicato a S.Gaetano,e un'altro ancora all'Assunzione della Vergine. Nei primi anni del 700 si decise di restaurarla completamente poichè era una delle Chiese più frequentate in Salemi. Con il terremoto del 1968 fu danneggiata e oggi della chiesa ne rimane solo la sua facciata e le sue mura.

16) Chiesa dell Spirito Santo o della Vergine di Monserrato: Già nel 700 questa chiesa non esisteva, nel 500 era di grande venerazione presso il popolo, ne parla il notaio Domenico Majo nel 1653. Era collocata lunga la Maggiore Chiesa confinante con la Casa di Francesco Cutrona e di Cascio Giuseppe.
17) Chiesa di Maria S.S. dell'Alto: Già nel 700 non esisteva, era collocata alle antiche mura della città dalla parte che guardava a mezzogiorno, chiamata dell’alto per la posizione alta dove sorgeva. Il sito fu concesso dal Convento di S. Agostino, era anticamente una casa diroccata, fino al 1625 era in piedi.

18) Chiesa di S.Giuseppe: Risale ai tempi della cacciata degli ebrei in Sicilia, sorge proprio nel quartiere della Giudecca, fino all’anno 1665 aveva solo due altari poi per volontà del Barone Leonardo Palermo e del Sig. Giuseppe Bruno la chiesa venne ampliata con 4 alti bassi, tra cui quello dello Sposalizio della Vergine dove ogni 23 gennaio si celebrava una solenne festa.
All’altare maggiore c’era una statua del santo, la quale era di grande bellezza, la festa cadeva il 19 marzo e tutti i 7 mercoledì che precedevano tale giorno venivano celebrate solenni riti. Nel 1761 venne abbellita con stucchi e intagli e per volontà del Rev. Ignazio Battiata il soffitto fu portato a vele gonfie.
Il Gesuita Mario Stanislao introdusse in questa chiesa una particolare venerazione al Bambino Gesù, si conservava una stupenda statua in cera del Bambino.
Il 25 di ogni mese veniva esposto il Santissimo Sacramento, a questa chiesa era legata una confraternita e sotto le sue basi si trovano due cripte per la sepoltura dei defunti.
Oggi per volontà dell’Arciprete è stata restaurata e ordinata, per qualche mese è stata sede dell’oratorio.
19) Chiesa di S. Giovanni Battista: Edificata intorno il 1500, fu ristorata nel 1760 per volontà del Sac. Santo Asaro.
Inizialmente la struttura era con 6 altari minori, successivamente diminuirono a 4, tra cui c’era quello di S. Martino, un altro dedicato al Santo Vescovo Aloe, e un altro ai Santi Crispino e Crispiniano.
All’altare maggiore vi era la statua del Battista, a questa chiesa era annessa una confraternita che si impegnava per il culto a questo Santo.
Oggi la chiesa è passata al Comune e viene usata come auditorium.

20) Chiesa di S. Clememte: Detta comunemente di S. Annedda, è di piccola grandezza ad essa è legata la confraternità di S. Anna, o dei mortificati. Gli adepti dovevano essere solo 72 e solo loro potevano frequentare questa chiesa, il popolo poteva entrare in questo luogo solo la sera del mercoledì e la mattina del giovedì santo e nella festa di S. Anna.
La congregazione si riuniva e praticava diverse penitenze anche flagellazioni, alla chiesa erano annesse diverse cellette dove i confrati si ritiravano, essa fu fondata nel 1650, all’inizio si riuniva nella sacrestia della chiesa del rosario, poi in un grande locale del Marchese Torralta, ma in seguito decisero di comprare una casa, che apparteneva alla sig. Caterina Lo Vesco e nel 1734 costruirono la chiesa.
Tutti i venerdì santo si portava il Cristo morto e l’Addolorata, seguito da tutti i sacri oggetti della passione.
http://matricesalemi.blogspot.com/2007/07/immagini-delle-tele-della-chiesa-di-s.html

21) Chiesa di S. Giovanni ev: Si rovino nel 1600, venne venduta al Barone Leonardo Palermo, e la devozione al santo venne spostata nella Chiesa Maggiore con un’altare.

22) Chiesa di S. Stefano: Forse fu la prima chiesa costruita a Salemi, è di media grandezza, all’altare maggiore si trovava una tela di pennello greco che raffigurava la Vergine Maria tra S. Michele arcangelo e gli Apostoli, sopra questo quadro si trovava un’altra tela del Crocifisso la quale era sovrastata da uno piccola cupola.
Nel alto destro, nel primo altare, un simulacro del S.S. Crocifisso, nel secondo, un quadro della Vergine Addolorata, nel lato sinistro, nel primo, una statua in legno di San Stefano del 1568 e nel secondo un altro altare con una statua in alabastro di S. Stefano del 1511, donata da Leonardo D’Amico, alla chiesa era annessa una confraternità.
La chiesa si trovava nella zona più bassa della città presso la porta Corleone.
Negli 60 fu per qualche tempo sede della parrocchia della Catena, col terremoto del 68 venne distrutta, oggi rimane solo parte della facciata e la parete sinistra. Il luogo della Chiesa è stato strasformato in piazza con al centro la Statua in alabastro del Santo Protomartire.


23) Chiesa di S. Antonio Abate: Fuori la città un tempo esisteva una chiesa dedicata a questo santo ma intorno il 1565 era in pessime condizioni e si decise di spostarla all’interno della città. Essa è situata affianco la chiesa di S. Stefano, risale al 1761, e di media grandezza, all’altare maggiore aveva la statua lignea del santo, del 1565, e possedeva 4 altari bassi tra cui quello dell’Immacolata Concezione. A questa chiesa è legata una confraternita sotto il Santo.
Già prima del terremoto del Belice la chiesa era chiusa, con il sisma ha subito diversi danni, la statua del santo adesso si trova nella Chiesa di S. Francesco di Paola. Oggi l’edificio rimane chiuso, si può solo ammirare la sua facciata.

24) Chiesa di S. Giuliano Confessore: Anticamente era situata nel quartiere detto Gibli ma nel 1650 si rovinò e al suo posto si formo un cortile, detto di S. Giuliano, con attorno alcune case, ma per la venerazione al santo li si dedicò un altare laterale nella Chiesa Maggiore (il primo a sinistra dove conservava la statua in marmo della suddetta chiesa).
La costruzione e il sostentamento di tale altare fu per volontà dei duchi di Villa Fiorita, eredi della Famiglia Cutrona di Salemi.
Il 29 gennaio si celebrava una solenne festa al santo dove accorreva il popolo salemitano in particolare colore che erano stati minacciati di omicidio.
Oggi privati della Matrice, si conserva solo la statua marmorea presso il Museo di Arte Sacra.

25) Chiesa di S.Bartolomeo ex S. Apollonia: Inizialemente, nel 1500, esisteva questa chiesa nel quartiere detto della rua (gibli), ma si decise di portare la sede della chiesa in un'altra dedicata alla vergine Apollonia, in quanto quella del Santo era in rovina. La Chiesa della Santa si trova affianco l'attuale Matrice e risale al 16o0. Venne ampliata e ornata di stucchi dal architetto Pietro Bolognese. All'altare maggiore si trova un quadro della Resurrezione con la maddalena, in una delle cappelle laterali c'era la statua di S. Bartolomeo Ap. e nell'altra quella della santa Apollonia. Da questo periodo la chiesa venne chiamata S. Bartolomeo. Era annessa una confraternita sotto il titolo del santo, e una congregazione detta della carità fondata nel 1611, inizialmente era legata a questa chiesa poi si sposto nella chiesa oratorio di S. Anna e succesivamente ritorno in questa chiesa. Anticamente in questa chiesa avveniva il rito dell'ultima cena e della lavanda dei piedi della confraternità dei mortificati. Oggi la chiesa di S. Bartolomeo è sede del museo dei pani.

26) Chiesa di S. Margherita: Anticamente si trovava vicino la Chiesa del Rosario, non si hanno notizie della sua memoria e della sua precisa costruzione poiché il luogo dell’edificio è stato con il tempo occupato da case. Il Cremona ci dice soltanto che dal 1653 essa esisteva anche se già in rovina.

27) Chiesa di S. Caterina v.m.: La prima chiesa si rovinò e la si ricostruì in un altro sito poco vicino, la prima chiesa risale prima del 1600, la seconda è del 1670. Era con un solo altare dove si venerava un quadro di piccola grandezza che raffigurava la santa, la chiesa era con poche decorazioni, la festa cadeva nel mese di novembre. Era annessa una confraternita e la compagnia de Bianchi i quali si occupavano di assistere i condannati a morte.

28) Chiesa di S. Giacomo Apostolo: Situata nella contrada detta S. Giacomo, già al tempo del Cremona era in rovine, da lui veniva chiamata spelunca latronum.
Nel giorno della sua festa accorreva tanta gente, era di mediocre grandezza, rivolta a ponente e circondata da tanti giardini con frutteti e fiori.

29) Chiesa della Madonna della Scala: Non si hanno notizie della sua fondazione, era situata fuori la città, a ponente nella strada che porta a Trapani, situata su una montagna, la strada che ad essa portava veniva vista dal popolo come una scala per questo era chiamata con questo titolo. Si annoverano tanti miracoli e ogni anno nella feria della terza rogazione si portava l’immagine della Madonna in processione. Successivamente alcuni sacerdoti vollero costruire accanto a questa chiesa alcune cellette dove ritirarsi per alcuni momenti (oratorio o ritiro dei pii sacerdoti) ma questi luoghi non vennero mai abitati e si distrussero con il tempo.

30) Chiesa della Madonna delle Grazie: Anticamente era una piccola edicola dove si venerava una lapide con su dipinta l’immagine della Madonna della Grazia, in seguito per volere del popolo nel 1605 si decise di ampliarla a cappella e nel 1623 siccome aumentava la devozione mariana, per volontà del popolo e dell’Arciprete si decise di costruire una vera e propria chiesa.
La festa solenne cadeva il 5 Agosto, e in seguito si decise di lastricare con pietre la strada che portava a questo luogo. Nel 1761 l’edificio decadente venne ricostruito dalle fondamenta rispettando l’ordine iniziale, era collocata fuori le mura della città a levante e voltava il suo sguardo a ponente, in questa chiesa venne seppellito un certo Vincenzo Polizzi, benefattore.
Dopo il terremoto del 68, la chiesa non subì danni alcuni, si decise lo stesso di rimuoverla dalla zona.

31) Chiesa della Madonna di Badaluque: La chiesa è di antiche costruzioni, si pensa che sia ad opera degli spagnoli, era situata nel rione detto ciardazzi, vicino il convento dei padri del terz’ordine e sulla strada che porta alla chiesa della Madonna della Scala.
Si venerava un’antica immagine della Madonna dipinta su una lapide appellata di Badalucco. Si rovinò già nella fine del 600, e ne rimase solo una cappella in suo ricordo. Questo sito era considerato uno dei primi santuari mariani nella zona.

32) Chiesa di S.Cosma e Damiano: una delle prime chiese costruite nelle campagne della Città, nella zona comunemente detta dei Pirani, la chiesa è stata da sempre di propietà privata, la santa liturgia veniva celebrata in particolare nei giorni di fine settembre, festa dei Santi Cosma e Damiano, la gente accorreva in questa chiesa numerosa con grande venerazione presso questi santi medici. La struttura è ad unica navata, semplice senza cappelle laterali, l'altare maggiore accoglie l'immagine dei santi dipinta su pietra, la chiesa può accogliere fino a 200 persone.

33) Chiesa di S. Ciro: Per volontà del P. Ignazio Roberti, della compagnia di Gesù, venne conceduto il terreno dove costruire questa Chiesa. La costruzione ebbe inizio il 16 ottobre del 1741. La festa al santo cadeva ultima domenica di Agosto. All’altare maggiore è conservata la statua marmorea del Santo.

34) Chiesa Paleocristiana S. Michele Arcangelo: L’edificio fu scavato da Antonino Salinas e venne pubblicato da Biagio Pace. La chiesa, suddivisa in tre navate, presenta un’abside sul lato ovest e un narcete su quello est; ebbe inoltre una destinazione funeraria come testimoniano le numerose tombe trovate sul pavimento.Lo scavo ha messo in luce tre fasi contraddistinte, dalla più recente alla più antica, con le lettere A, B e C. Fase A i resti relativi alla fase più recente della chiesa sono molto scarsi. L’elemento più interessante è costituito da un frammento musivo trovato nella metà orientale della navata centrale recante l’iscrizione latina “...MPORIBUS ...NTIFICIS PATRIS EPISC... ...OMINUS DO... ...NORIS F... ...IOLI CE...”. L’epitaffio contiene forse l’allusione a un [p]ontificis patris episc[opi]. Sulla base delle caratteristiche architettoniche dell’edificio il Pace attribuì questa fase al VI sec. d.C.Fase B Questo secondo momento della basilica è caratterizzato da un altro pavimento musivo che è stato scoperto sotto il mosaico con l’iscrizione latina: esso è caratterizzato nella sua metà occidentale da uno schema geometrico di ottagoni e quadrati contenenti motivi floreali stilizzati e nella sua metà orientale da quadrilateri irregolari intervallati da losanghe; questa parte del pavimento ospita inoltre cinque iscrizioni musive di cui quattro greche e una latina che recano i nomi di probabili benefattori della chiesa: Kobouldeos e Maxima, Zosimos, Saprikios, Makarios e Dionisius.Sulla prima epigrafe si legge “Kobouldeos e Maxima sciolsero il voto per la salvezza dei loro figli”. Particolarmente interessante è il nome Kobouldeos molto diffuso nelle comunità cristiane dell’Africa settentrionale e significa “Quod vult Deus”. Ciò a mio parere testimonia che compagini africane in epoca tardo-romana erano ancora presenti nella parte occidentale dell’isola e che probabilmente contribuirono alla diffusione del cristianesimo in queste zone.La seconda iscrizione dice “Il presbitero Macario per la salvezza di Kobouldeos”. La tipologia dell’iscrizione sembrerebbe essere funeraria ma a causa della perdita dei dati stratigrafici non si può affermare ciò con certezza. Questo frammento di mosaico è comunque riferibile ad un restauro; quest’ultimo, secondo Pace, potrebbe essere riferibile o alla tomba di Kobouldeos costruita dal presbitero Macario oppure ad un restauro del pavimento voluto da Macario per onorare la memoria del fondatore della basilica (Kobouldeos?).Nella terza iscrizione si legge “Ricordati, Signore, del tuo servo Sapricio” Il nome presente nell’epitaffio viene da greco “sapròs” “putrido” ed è un nome abbastanza diffuso tra i primi cristiani che per umiltà adoperavano nomi dispregiativi. Secondo il Pace sia quest’iscrizione che quella di Zosimos erano di natura funeraria mentre per il Salinas erano invocazioni alla comunità. Secondo me la prima ipotesi è quella più probabile; infatti nel testo sembra riscontrarsi una precisa volontà da parte del fedele di affidarsi sul punto di morte alle mani di Dio.L’unica iscrizione funeraria certa è quella di Dionisius che dice “ Il presbitero Dionisio visse in pace 55 anni”.Questa seconda fase è ascrivibile al V sec. d.C.Sia l’associazione di mosaici e di iscrizioni funerarie sia i nomi presenti nelle epigrafi sono di origine nord-africana. La qualità meno elevata del pavimento della basilica di Salemi tradisce tuttavia una fattura locale che si servì di modelli africani circolanti a quell’epoca nel Mediterraneo occidentale. (fonte: Giuseppe Stabile)

35) Chiesa di S. Giuseppe: era situata in c/da S.Giuseppe, ora non esiste più, la sua costruzione è ad opera della Famiglia Palermo che in quella contrada aveva il titolo di Barone insieme con la vicina contrada di S.Giovanni.

36) Chiesa di S. Nicola di Bari: Sorgeva nella contrada detta Paradiso, era di piccola grandezza, fu fabbricata da Antonino Adamo intorno gli anni del 1670, era legata all’Arciprete, possedeva diversi giardini.

37) Chiesa di S. Liborio: Situata nella contrada pisciapolli, fu edificata nel 1677 per volontà di Giuseppe Patella e terminata nello stesso anno, la grandezza è super giù quanto una cappella, con un solo altare. Alla chiesa era annesso un giardino e una vigna. Oggi ne rimane solo qualche resto.

38) Chiesa di S. Agata: Sorgeva nello stesso luogo dove un tempo vi era il convento dei PP. Cappuccini che nel 1740 venne distrutto dal terremoto.

39) Chiesa di S. Leonardo: Antica è la devozione salemitana verso S. Leonardo di Limoges, sappiamo che fino all’anno1534 era molto frequentata, era situata presso la zona detta del Vado, è stata ristorata più volte, nel 1660 il Rev. Giuseppe De Blasi la restaurò e abbellì con un grande quadro del Santo, in seguito sarà ripresa in restauro dalla famiglia Villaragut.


41) Chiesa della Concezione ex Monastero delle Clausure: La sua fondazione fu grazie all’opera del Barone di Giardinello, Tommaso Clemenza, l’apertura di questo complesso avvenne nel 1723. In questo monastero oltre alle monache di Clausura, dimoravano le “pie donzelle “ le quali osservano la stessa regola delle sorelle dell’oratorio di S. Anna.
All’altare maggiore è posto un grande quadro dell’Immacolata Concezione, e vi sono sei altari bassi.
Il monastero delle clausure si trovava accanto alla Chiesa dalla parte inferiore, invece nell’altra parte si trovava un altro complesso dove dimoravano le “pie donzelle” e successivamente una congregazione di suore.
La chiesa è ad unica navata, ricca di stucchi e decorazioni, l'altare maggiore è sormontato da una grande tela dell'Immacolata e ai suoi lati due quadri, l'arcangelo michele da una parte e dall'altra l'arcangelo gabbriele. La struttura è formata da tre cappelle laterali: la prima a destra è la più decorosa, contiene la vara dell'Assunta, le pareti dell'altare sono dipinte artisticamente, alla basa dell'altare è posta un'altra vara la quale contiene il corpo di S.Illuminata. La seconda contiene una tela che raffigura S. Nicola di Mira, S.Antonino da Padova, S.Francesco e in fondo l'autoritratto di fra Felice, colui che ha dipinto questa tela. La terza cappella ha una tela della flagellazione di Cristo. La zona sinistra inizia dal fondo con la prima cappella occupata da un organo, la seconda con una tela della Lavanda dei piedi e la terza con la Crocofissione. La chiesa risale al 1723 ed è filiale alla Matrice. (Vedi la pag. delle immagini della chiesa:
http://matricesalemi.blogspot.com/2007/08/immagini-della-chiesa-della-concezione.html

42) Chiesa di S. Anna con Oratorio: In questo oratorio dimoravano alcune fanciulle vergini sotto la regole di S. Benedetto, la chiesa è di media grandezza, all’altare maggiore si trovava una tela di S. Anna, nell’altare destro un crocifisso e nel sinistro un quadro di S. Benedetto. La chiesa risale al 1718, fondatore di questa opera fu P. La Nuza. Oggi la chiesa è passata a proprietà del comune.

43) Chiesa di S. Tommaso Apostolo: Si trova affianco alla chiesa di S. Biagio, si pensa che sia stata costruita dai Goti e dai Greci, dovrebbe risalire all’anno 1539, è di media grandezza, all’altare maggiore si trovava la statua del Santo titolare, in marmo, ai lati aveva solo due altari per lato, in uno si conservava un insigne simulacro dell’Ecce Homo. Era annessa sempre una confraternita. Oggi la chiesa rimane chiusa e in totale abbandono.

44) Chiesa della Madonna dei Miracoli: Chiamata anche della Tagliata o della Pirrera per il sito dove si trovava. Era dedicata alla Madonna degli miracoli per i prodigi che avvenivano. La sia costruzione risale al 1500, era piccola, all’altare maggiore si venerava un dipinto sul muro della Madonna, aveva solo un altare basso. A questa chiesa doveva appartenere il dipinto della Madonna degli Angeli del Smeriglio che poi per sbaglio fu portato all’antica Matrice e un altro di minore valore fu posto nell’altare basso.Ogni anno al 25 marzo, poi nella domenica in albis, dalla Matrice partiva una processione fino a questa Chiesa, affianco a questa chiesa esisteva un pozzo prodigioso. Oggi ne rimane solo la sua costruzione divenuta garage per alcuna gente che abita quel rione.

45) Chiesa di S. Domenica: Già del 1700 era quasi del tutto demolita, rientrava in quei territori che furono concessi per la costruzione del convento dei Minimi. Anticamente venne costruita dopo le missioni che un Padre operò su questa Santa e suscitando tanta ammirazione tra il popolo per S. Domenica che decisero di innalzare una Chiesa in suo onore.

(le notizie sono state prese dal testo su Salemi del Cremona)
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MAPPE SU SALEMI NEI DIVERSI PERIODI STORICI


periodo dominazione Araba

periodo medioevo Normanno e Svevo

periodo XVI al XVIII

STORIA ANTICA CHIESA MADRE

domenica

L'antico Duomo Salemitano


Introduzione:

Nella parte più alta di Salemi, costituente l'acropoli cittadina, vi si trovava la Chiesa Madre e secondo alcune fonti in quello stesso sito sorgeva un tempio dedicato a Venere e succesivamente una moschea araba. In questa piazza sorge un maestoso castello fatto costruire dal re Federico di Svevia e il territorio, dove sorgeva la Chiesa, non era altro che un terreno del castello, infatti il campanile di questa chiesa un tempo non è altro che una torre di guardia, la sua posizione di costruzione non è in armonia con la planetaria della chiesa e non ha niente a che vedere con un campanile. Si pensa che in questo territorio del castello, in questo stesso sito, doveva sorgere un luogo di culto per la corte e nelle diverse dominazioni, che la città ha subito, molto probabilmente ognuna innalzò il suo luogo sacro, come la moschea durante la dominazioni araba e una piccola cappella sotto il cristianesimo, ma non si hanno notizie sull'esistenza di questa piccola chiesa, per tradizione orale si tramanda che doveva essere intitolata alla Madonna.
Il terremoto del 1968 ha danneggiato la struttura della Chiesa, ma la mano dell'uomo ha deciso di non intervenire ad risanare per far continuare ma ha preferito distruggere ed annientare.

La Storia e la descrizione:

Sotto l'Arcipretura di Don Francesco Di Blasi (1615) che fu il promotore della costruzione ma grazie ai successivi Arcipreti Grillo, Villaragur e Cortese, l'antica chiesa precendete venne distrutta e sotto la direzione dell'architetto Mariano Smiriglio venne progettata la nuova Chiesa.
La Chiesa ha tre porte di entrata, con tre navate, sormontate da tre ampie finestre. La pianta è a croce latina con ampio transetto, le navate sono divise da 6 colonne monoblocco di marmo perlaceo di ordine toscano con capitelli che sorregono ampii archi a tutto sesto, sembra che queste colonne sono state realizzate a Trapani da Francesco Lo Mastro. L'abside centrale era rialzata circa un metro dal pavimento e vi si accedeva da una scalinata in marmo, le due absidi laterali erano più basse. Gli altari secondari si snodavano lungo le navate laterali e il transetto ed erano rialzate da due gradini.
Nella navata laterale destra il primo altare era dedicato a S. Vincenzo Ferreri, non si hanno notizie di come era strutturato, il secondo era dedicato a S. Giuliano Ospitatore, una statua marmorea che proveniva da un'antica chiesa a Lui dedicata che si trovava nella via Francesco Crispi. Questa statua è di Domenico Gagini ma alcuni la attribuiscono a Francesco Laurana, oggi è conservata nel museo d'arte sacra. Il terzo altare era di S. Lorenzo, in alto era posta una tela dove erano rappresentate, oltre al santo, la santa Famiglia e Santa Rosalia, il quadro è attributo a Giacinto Calamonaci. In questo terzo altare vi era anche un dipinto di S.Andrea. Queste nostre tele adesso sono in mano alla Sovrintendenza.
A seguire questo terzo altare vi era una porta di ingresso laterale, a seguire vi era l'altare di S.Giovanni Ev, una grande tela del pittore Pietro Bonaccorso, tra questo altare e la porta d'ingresso vi era un'acqua santiera.
Nella parte sinistra, il primo altare in fondo vi era un ampio fonte battesimale da Domenico Gagini, il secondo altare era quello della Madonna delle Grazie, una statua policroma in terracotta sempre di Domenico Gagini. L'altare successivo è di S. Pietro, una tela raffigurava S.Pietro e S.Paolo, a seguire vi era un ampio vano dove venivano poste le sedie e i banchi, a seguire sorgeva la grande cappella dell'Immacolata, era chiusa da cancelli, all'interno vi era un coro ligneo, tutte le pareti erano pieni di stucchi come tutta l'intera chiesa ne era piena. Davanti questo altare era posto l'organo e nel pilastro portante della navata centrale della zona sinistra vi era addosato il pulpito di legno di noce uscito dalle mani del Rastrelli, il quale commissiono anche il coro dell'altare maggiore.
Il transetto: nella parte sinistra vi era un'altare con una statua marmorea della Madonna della Candelora, forse attribuita al Gagini. Dall'altra parte, l'altare con un Crocifisso con ai piedi le statue della Madonna e di S. Giovanni, la crezione di questo crocifisso fu grazie al beneficio del Sac. Francesco Palermo il quale venne sepolto ai piedi di questo altare. L'altare ha un ampio reliquario con un'urna che conteneva il corpo di S. Felice M., sotto ancora vi era posto un presepe in terracotta policroma.
Il pavimento della chiesa era in marmo bianco, l'abiside centrale aveva l'altare maggiore rialzato anch'esso, con un ampio coro.L'Altare maggiore era composto da un' edicola piena di stucchi, all'interno conteneva il quadro della Madonna degli Angeli realizzata da Mariano Smiriglio, fino al 1341 la Chiesa era dedicata a questa Madonna poi con l'elezione del santo patrono la titolarietà passo a S.Nicola. L'altare destro invece conteneva una tela del sacro cuore di Gesù con una cornice barocca, questo altare era detto del S.S. Sacramento,ai lati di questo altare vi erano due tele, una raffigurava l'ultima cena e l'altra l'albero della vita, tele dell'atista salemitano Ignazio Di Miceli, ora queste sono situate ai lati dell'altare maggiore nella Chiesa Madre. L'altare sinistro era del Patrono, S. Nicola di Bari, conteneva una statua marmorea del santo seduto e benedicente, ai lati erano posti due quadri di S.Nicola realizzati dall'artista Di Miceli, adesso posti nella Chiesa Madre.

Il Duomo prima e dopo il sisma - il sisma e l'uomo:
Il sisma del '68 provocò lesione strutturali delle pareti e la distruzione del sofitto (una parte), ma l'uomo di allora invece di provvedere alla salvaguardia distrusse la parte destra che non era stata lesionata e il frontespizio, sarebbe stato saggio puntellare e con la calma decidere cose fare di questo luogo sacro.
L'interno della chiesa abbe il crollo dei contrafforti esterni e parte del tetto. L'abside centrale è rimasto intatto e tutto quello che conteneva era perfettamente immune dal terremoto ma siccome tutto venne lasciato senza copertura , l'inverno con le sue pioggie causarono dei lievi danni alle opere d'arte. Il transetto era integro solo l'altare del crocifisso aveva dei danni per la caduta del tetto il resto delle cappelle era rimasto senza alcun danno. La Cappella dell'immacolta subi dei danni lievi per quanto riguarda l'edicola che conservava la statua della Madonna, e tutta la chiesa con le sue cappelle rimase intatta, il sisma causo solo la caduta delle volti e del tetto.
Invece di salvaguardare l'arte che dopo quel sisma rimase alla preda di molti speculatori e sciacalli, si decide di pensare solo a quel sporco guadagno che si ricavava dalla distruzione.La colpa fu di tutti, della curia ecclesiastica, della autorità civili, della Sovrintendenza dei beni culturali e del popolo salemitano che non si mosse contro l'ignoranza della distruzione.
Adesso di questa antica Matrice rimane solo un ampio sacrato spoglio dei presiozi stucchi, rimane in piedi l'abside e le laterali cappelle e parte della zona sinistra, tutti questi ruderi certamente danno un'impressione artistica alla piazza che insieme al castello è di una bellezza elevata ma essi rimangono come simbolo del travaglio che l'arte e la tradizionone salemitana hanno dovuto subire non per causa della natura ma per alcuni uomini.
Immagini del Duomo dopo il sisma
nella prima foto: la Chiesa distrutta dall'intervento dell'uomo
nella secondo foto: la chiesa lesionata dal terremoto

1 foto facciata dopo il sisma 2 foto la demolizione dell'uomo

demolizione dell'uomo
altro particolare della chiesa dopo il sisma (non ha danni eccessivi)

zona laterale con ingresso dopo il sisma

altro particolare della zona laterale dopo il sisma

interno della chiesa sia dopo il sisma che dopo la demolizione

particolare del pulpito e nella 2 foto il cappellone dell'Immacolta dopo il sisma

altare del sacro cuore dopo il sisma e resti della navata destra

particolare dell'abside centrale e della volta dopo il sisma

altare del sacro cuore dopo il sisma

il pulputo e i resti della volta

resti della volta con in fondi l'altare della Madonna delle grazie

cappellone dell'Immacolta e l'altare della Madonna delle grazie

altare maggiore dopo il sisma

1 foto cappella del crocifisso, 2 foto cappella di S. Nicola dopo il sisma

In questa ultima foto che vi propongo potete osservare cosa ha dovuto subire la nostra Matrice a causa dell'incuria dell'uomo di allora. La sua distruzione che qui vedete non fu a causa del sisma ma tutta opera dell'uomo.

NUOVE FOTO DELLA DEMOLIZIONE





Ancora oggi la città aspetta di avere soccorso, ci sono tanti monumenti e opere d'arte che attendono di essere valorizzate.



Oggi l'antica Chiesa Madre

*Le foto e le notizie sono state tratte dal testo "In memoria della Chiesa Madre di Salemi" di Salvatore Riggio Scaduto.

NOTIZIE DALLA DIOCESI

NOTIZIE DALLA
Dioecesis Mazariensis
istituita nel 1093 dai Normanni dal "gran conte" Ruggero d'Altavilla
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ACCOLITATO DI VITO GENUA
Sabato 21 Novembre alle ore 18.00, Parrocchia Cristo Re Mazara del Vallo.
ORDINAZIONE DIACONALE DI GIUSEPPE INGLESE
Domenica 22 Novembre alle ore 11.00, Chiesa Madre Partanna.
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Piano Pastorale 2009 - 2010
COMUNICAZIONE E MISSIONE
http://www.diocesimazara.it/documenti/piano_pastorale%202009-2010%20WEB.pdf

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APPUNTAMENTI DIOCESANI

Novrembre
Mercoledì 18 Ufficio catechistico diocesano: incontro per animatori parrocchiali dei catechisti.

Giovedì 19 Ufficio liturgico diocesano: incontro per gli animatori della liturgia.

Venerdì 20 Veglia di preghiera in preparazione all'ordinazione diaconale di Giuseppe Inglese ore 21.00 - Parr. Santa Lucia - Partanna.

Domenica 22 Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.
Ordinazione diaconale di Giuseppe Inglese ore 11.00 - Chiesa Madre - Partanna.
Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro: corso di formazione socio-politica – primo incontro.

Mercoledì 25 Ritiro di Avvento per i presbiteri.

Sabato 28 Basilica Cattedrale: Veglia di Avvento.

Sabato 28-Domenica 29 Servizio diocesano per la pastorale giovanile: ritiro diocesano di Avvento per 18-32enni.
Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro: stage specialistico – socio-politico su “Le amministrazioni locali”.

LA PROTETTRICE MARIA S.S. IMMACOLATA


Salemi città dell' Immacolata

La tradizione dei cuori dei salemitani è legata con tanto fervore alla S.S. Vergine sotto il titolo d'Immacolata. L'8 dicembre dopo una novena solenne il popolo salemitano festeggia la sua Avvocata con una processione piena di fede e di amore verso Maria.
Il culto a Maria Immacolta è stato presente sin dal 1300 ad opera dei frati conventuali minori e proprio nello loro chiesa (oggi S. Antonino) nel 1740, l'8 dicembre alle ore 22.00, arrivò da Palermo la statua lignea che poi venne portata all'antico duomo e oggi sosta nella Chiesa Madre, ex Collegio dei gesuiti.
La statua in occasione della festa viene ornata d'oro,con la corona, lo stellario, la luna e altri gioielli che non sono altro che ex voto, dalle immagini che qui elenco potete ammirare come cambia l' esteticità della statua con l'oro adosso.

La Protettrice di Salemi

Statua Lignea del '700, attribuita al Bagnasco (artista palermitano), la statua è alta circa 2 metri è tutta in legno massiccio con piccole parti decorative in gesso o polvere di gesso, le parti in oro un tempo luccicavano ma anche dopo diversi restauri la statua è arrivata a noi oggi senza nessun cambiamento originale. Essa è composta dalla figura della Vergine e dalla una base dove troviamo gli angeli, il serpente e la mezza luna, queste sono unite da bulloni ma non staccandosi mai è come se fossero una sola cosa. Sappiamo da un atto presente in un archivio parrocchiale che questa statua è giunta a Salemi l'8 Dicembre del 1750 alle ore 22.00 presso la Chiesa di S. Antonino e in quello stesso giorno si alimento ancora di più la fede mariana dei salemitani.
Come abbiamo detto la statua raffigura Maria S.S. Immacolata, è stata definita una delle più belle statue lignee della Madonna che ci possa essere. La particolarità della statua è il suo viso che sembra cambierà espressione nei momenti felici o tristi, questo lo si può constatare nel giorno della sua festa, l'8 dicembre, dove una solenne messa precede la processione e chi è legato a Maria di sicuro sentirà e vedrà qualcosa di stupendo davanti a sè.
La città di Salemi è prima in tutta la Diocesi di Mazara per la sua devozione alla Madonna, nel giorno della sua festa accorrono fedeli da tutte le parti.
Questa Statua è custodita in questa parrocchia, situata a destra dell'altare, poggia su una base lignea e tra breve riceverà un personale cappella come un tempo l'aveva magnificamente nell'antica matrice distrutta dopo il terremoto del 1968.
La statua viene portata in processione, da 50 portatori a spalla con lunghe aste, nel giorno della festa dell'8 dicembre.
La nuova Cappella dell'Immacolata

Processione anno 2008

quadro del miracolo della scala

Alcune immagini del passato che raffigurano la festa nell'antica matrice



Il simularco dentro l'antico Duomo


Il simularco appena uscito
Il simularco si avvia in processione

Alcune immagini della festa di oggi

La preparazione della vara Il simularco spoglio di ornamenti per lo spostament sulla base

Particolari della statua senza ornamenti, tolti per lo spostamento sulla vara

Particolare della statua con gli ornamenti che tiene normalmente.


Il giorno della festa la statua indossa gli ornamenti d'oro


Il simularco che sosta all'uscita e che si avvia in processione

particolare in una via stretta
La piazza gremita di gente

MUSEO DELLA CHIESA MADRE

sabato

MUSEO della CHIESA MADRE

Argenti Sacri dal XVI AL XIX secolo

La Chiesa Madre di Salemi da quattro secoli è ricca di un importante patrimonio d'arte sacra, unico in tutto il territorio diocesano. Quest'anno per volontà dell'Arciprete è stato creato un museo d'arte sacra dove vengono esposti alcuni elementi del ricco tesoro della Chiesa Madre.
Nella Chiesa di S. Agostino è stato allestito il museo che oltre agli argenti contiene i ricchi e preziosi paramenti.
Vi suggerisco di visitare il museo e di ammirare le nostre opere d'arte.
Qui riporto le immaggini degli argenti sacri che sono tuttora esposti nel Museo, sottolineo che questi sono alcuni dei tesori che la Chiesa Madre dispone, presto verrà allestito una esposizione degli ori e di altri elementi sacri.

Le pissidi esposte al Museo:

(1802) Argento dorato sbalzata,cesellato e con parti fuse 31 x 12 cm,
gusto neoclassico.


(1789) Argento dorato sbalzato e cesellato, 36 x 14,5 cm

(XVIII) Argento dorato sbalzato cesellato e con parti fuse, 26 x 11 cm,
gusto barocco

(1737) Argento sbalzato cesellato e con parti fuse, 25 x 9,
gusto barocco

(1638) Argento sbalzato cesellato, 37 x 13 cm




I Calici esposti al Museo:

(1819) Argento dorato sbalzato cesellato e con parti fuse, 28 x 13 cm


(XVIII) Argento dorato sbalzato cesellato, 24 x 12,5 cm


(1771) Argento sbalzato cesellato, 25 x 13,5 cm


(1765) Argento dorato sbalzato cesellato, 25 x 14,5 cm
motivi rocailles

(1743) Argento sbalzato cesellato, 27 x 14,5 cm


(17379 Argento dorato sbalzato cesellato, 26 x 14 cm


(XVIII) Argento sbalzato cesellato, 25 x 11 cm

(1730) Argento sbalzato e cesellato, 24 x 15 cm
gusto tardo-barocco

( XVII) Argento sbalzato cesellato, 26,5 x 13 cm,
gusto seicentesco


(XVI) Rame dorato e argento sbalzato cesellato
gusto cinquecentesco


Ostensori esposti al Museo:

(1801) Argento sbalzato cesellato e con parti fuse, 63 x 18 cm


(1790) Argento sbalzato dorato e cesellato con parti fuse, 70 x 21 cm


(XVIII) Argento sbalzato cesellato e parti fuse, 64 x 18 cm



(17639 Argento e oro sbalzato cesellato e parti fuse, 71 x 20 cm
gusto rococò


(1760) Argento sbalzato cesellato e parti fuse, 64 x 18 cm

(XVIII) Oro sbalzato cesellato (raggiera), Argento dorato (base e fusto)
46 x 15 cm, l'oggetto giunge da due parti non pertinenti.


I reliquari esposti al Museo:


(1805) Argento sbalzato cesellato e vetri strass, 43 x 16,5 cm

(XVI) Argento sbalzato cesellato e rame dorato, 39 x 11 cm
reliquie di S.Monica

(1735) Argento sbalzato cesellato e parti fuse, 54 x 17 cm,
custodia antropomorfa, reliquia S.Nicola di Myra



(XVIII) Filifrana d'argento sbalzato cesellato e rame dorato, 24 x 13 cm


(1720) Argento sbalzato cesellato, 46 x 15 cm
stauroteca, reliquia della santa croce

(XVI) Rame dorato sbalzato cesellato, 26 x 9 cm
risulta il pezzo più antico
gusto rinascimentale e tardo-gotico

Le Croci Astili:

(XVIII) Argento fuso sbalzato cesellato, 70 x 38 cm


(1386) Pezzo assente in questo Museo, conservato temporaneamente nel Museo Diocesano.


Turiboli esposti al Museo:


(XIX) Argento sbalzato cesellato e traforato con parti fuse,
gusto neo-rinascimentale

(XVIII) Argento sbalzato cesellato e traforato
gusto rocailles


Oggetti Sacri esposti al Mueso:

(XX) Argento dorato sbalzato cesellato,
mitria, pastorale, pallio

(1864) Argento dorato sbalzato cesellato e vetro strass,
cintura da statua (Madonna)


(18169 Argento sbalzato cesellato, 26 x 16 cm
navetta


(1816) Argento sbalzato cesellato e parti fuse


(1811) Argento sbalzato cesellato e parti fuse
120 x 12 cm, mazza portata tuttora nella processione del Patrono


(1804) Argenot sbalzato cesellato e parti fuse
30 x 33 cm, lampadario



(XVIII) Oro sbalzato cesellato, rubini
10 x 14 cm, decorazione costato del Cristo


(1780) Argento sbalzato cesellato e parti fuse,
18 x 9 cm, teca


(1761) Argento sbalzato cesellato su legno, 25 x 24 cm
carte gloria

(XVIII) Argento sbalzato cesellato e vetro strass
27 x 7 cm, chiave da tabernacolo

(1723) Argento 46 cm, mazza che tuttora addobba la statua della Madonna del Soccorso nella Chiesa di S.Agostino


(1698) Argento sbalzato, 32 x 20 cm, palla di una croce astile


(1693) Argento sbalzato cesellato, 5 x 10, secchiello





Presso la chiesa di S.Agostino, da martedì a sabato potete visitare, dalle ore 9.30 alle 12.30, due musei. Nella sacrestia quello dei paramenti Sacri della Matrice, diverse pianete e dalmatiche del '700, ornate con preziosi ricami d'orati di diverso colore. Nelle cripte gli argenti anch'essi della Matrice, diversi vasi sacri, reliquari e altri oggetti sacri, una bellissima icone di S. Nicola e un dipinto del Gherardo delle Notti (attribuito con incertezza).
Per altre visite in giorni diversi contattare direttamente il responsabile al num: 3403394143

IL CROCIFISSO DI FRA UMILE DA PETRALIA

venerdì

Il S.S. Crocifisso dell'artista siciliano Fra Umile da Petralia che si trova nella chiesa Maria S.S. degli Angeli, filiale alla Matrice.


E' uno dei pochi Crocifissi siciliani ad essere così espressivo e ricco di particolari, appunto per questo a Salemi esiste da secoli una particolare venerazione al Crocifisso.




















Particolari del Viso.








Altare dove è posto il crocifisso.

LE TELE DELLA CHIESA DI S. CLEMENTE

mercoledì

Le tele dell'artista Siciliano Fra Felice Da Sambuca, nella Chiesa di S. Clemente detta "S'Annedda".
Altare maggiore con alla base l'urna contenente S. Clemente M.
S. Cuore di Maria.
S.S. Sacramento

S. Gioacchino e Maria

S. Anna e Maria

S.S. Natività di Cristo

Lavanda dei Piedi

S.S. Meditazione

Fuga in Egitto

Flagellazione alla Colonna

Altare maggiore della Chiesa, col crocifisso dei militanti con reliquie di santi martiri, opera di Giuseppe Milante. Alla sua base è posta l'urna con il corpo di S. Clemente

S.S. Crocifissione

Cristo tra i dottori della Legge

Cristo e la Samaritana al pozzo

Coronazione di spine

S.S. Battesimo di Gesù

Viaggio al calvario

Agonia nell'orto

Adorazione dei Santi Magi

Le tele sono 12 e sono poste alle pareti laterali della Chiesa in senso cristologico dall'incarnazione alla crocifissione.

IMMAGINI DELLE CHIESE DI SALEMI

IMMAGINI DELLE CHIESE DI SALEMI
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Chiesa della Concezione

la facciata
1° altare destro, la vara dell'assunta

2° altare destro, tela con S. Antonio da Padova, S. Nicola, S. Francesco

1° altare sinistro, la Crocifissione

2° altare sinistro, la lavanda dei piedi

l'organo (nella terza cappella sinistra)


la tela dell'altare maggiore, l'Immacolata Concezione


l'altare maggiore

il tabernacolo della chiesa

veduta della navata

veduta della navata dall'altare maggiore

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Chiesa di S. Agostino

la facciata



corpo di S. Vincenza

coro ligneo












Veduta dell'interno della Chiesa da poco restaurata.

S. Luca ev., statua marmorea attribuita alla scuola del Gagini.
Posta nel 1 altare destro.











3 Altare Madonna della cintua con S.Agostino e S. Rita.















3 Altare sinistro, S. Filippo Neri.










4 Altare sinistro (ex cappella del Sacro Cuore) S. Rita da











4 altare destro, statua marmorea del Gagini, Madonna del Soccorso.











altare maggiore della chiesa, con l'altare ligneo e il coro.

CONFRATERNITA S.S. SACRAMENTO

lunedì

CONFRATERNITA DEL S.S. SACRAMENTO
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CORPUS DOMINI 2009

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sabato

Santi Corpi presenti a Salemi

Per molti secoli si sono susseguiti, nella storia ecclesiastica di Salemi, figure di alto rilievo che hanno avuto importanti concessioni dalla Santa Sede, una di queste era quello di portare nella loro città corpi di santi martiri ( di cui oggi però non si hanno delle veriterie notizie).


1) S. Illuminata v.m. si trova nella chiesa della Concezione.
Non si hanno notizie sulla biografia della santa, sappiamo che il nostro concittadino, l'Agostiniano Giuseppe Mistretta, portò a Salemi questo corpo e venne posto nella chiesa della Concezione. Dentro l'urna troviamo questa santa e dalle vesti che indossa sembra una nobile ma non è una religiosa. Molto probabilmente è una delle tante sante martirizzate sotto le persecuzioni.

2) S. Vincenza v.m. si trova nella Chiesa di S.Agostino.


Lo stesso vale per quest'altra santa, la sua urna è posta sotto l'altare maggiore e affianco le sue spoglie troviamo i resti del marmo sepolcrare con l'epigrafe che ne identifica il nome della santa; è stata portata a Salemi sempre da Padre Mistretta.


3) S. Venera m. si trova nell'attuale Matrice, ex Collegio dei Gesuiti.

(Notizie agiografiche sul nome della Santa) Santa Venera sarebbe nata il venerdì Santo dell'anno 100 d.C., nella zona delle terme romane Xiphonie vicino Acireale (dette anche Terme di S. Venera al Pozzo), figlia di due nobili cristiani della Gallia, Agatone e Ippolita, che vollero chiamarla Venera in ricordo del fortunato giorno dedicato alla dea romana.
Consacratasi a
Dio, Venera studiò la Bibbia e le vite dei martiri e, dopo la morte dei genitori, si sarebbe dedicata per dieci anni all'assistenza dei poveri e dei malati, vendendo tutti i beni ereditati a favore di questi ultimi. Secondo la tradizione, Venera avrebbe predicato il messaggio evangelico nella sua Sicilia e poi in Campania e in Calabria. Qui sarebbe stata arrestata a Locri dal prefetto Antonio, il quale avrebbe cercato invano di ricondurla alla religione romana, prima con inviti e poi addirittura con atroci torture, dalle quali però Venera sarebbe uscita illesa.
Dopo questa esperienza, Venera avrebbe ripreso l'attività missionaria, percorrendo quasi tutte le province della
Magna Grecia e convertendo molte persone, fino a un nuovo arresto da parte delle autorità locali (in particolare si fa il nome di un certo Temio), che l'avrebbe sottoposta ad altre torture ma dalle quali, anche stavolta, sarebbe uscita illesa.
Secondo la tradizione, Venera sarebbe morta in
Gallia in seguito a una condanna alla decapitazione e il suo corpo lasciato insepolto finché alcuni cristiani l'avrebbero traslato ad Ascoli Piceno, dove sarebbe stato venerato fino al IV secolo, quando sarebbe stato trasferito a Roma, un 14 novembre.
Secondo una tradizione diversa, invece, Venera sarebbe morta il
26 luglio del 143 d.C., per decapitazione ma in Sicilia anziché in Gallia, e precisamente nello stesso luogo dove si presume sia nata. Adesso queste ossa sono custodite nella sacrestia e attendono di riavere un giusto ricordo e rispetto. A Taormina una tradizione locale riferisce del ritrovamento degli arnesi usati per il martirio di Venera.

4) S. Vittoriano m. si trova nella Casa Santa di Loreto.


(Notizie agiografiche sul nome del santo) Nel 1715 arrivò direttamente da Roma l'intero corpo del santo.
San Vittoriano, identificato in erroneamente con l’omonimo santo martire di Cartagine festeggiato anch’egli al 23 marzo. La tradizione vuole che le reliquie del martire cartaginese verso il VI secolo sarebbero giunte nelle catacombe romane di Protestato e poi estratte solo nel 1736. E’ però inverosimile che un martire africano avesse trovato sepoltura in una catacomba romana, ove fu dimenticato per secoli anziché avere una degna sepoltura in una chiesa romana. Anche l’autorevole Bibliotheca Sanctorum non fa alcun riferimento ad eventuali traslazioni delle reliquie di San Vittoriano di Cartagine a Roma, a Napoli ed infine a Canneto, dando quindi indiretta conferma all’ipotesi che si tratti di un “corpo santo” della cui vita non si hanno notizie e quindi si è cercato di porre rimedio a ciò associandolo ad un personaggio storicamente certo.
Secondo quello che ci è stato tramandato quando questo corpo arrivò a Salemi sono accaduti tanti miracoli e guarigioni.

5) S. Felice m. si trovava nell'antica Matrice adesso sotto l'altare maggiore dell'attuale Matrice.

(Notizie agiografiche sul nome del santo) I santi Felice e Regola, ed Essuperanzio loro servo, sono stati legati da improbabili leggende alla celebre Legione Tebea e, scampati all’eccidio di Agauno (odierna Saint-Maurice in Svizzera), raggiunta la non lontana città di Zurigo si dedicarono all’evangelizzazione delle popolazioni locali per poi essere anch’essi uccisi in odio alla fede cristiana tramite decapitazione. Zurigo con l’intera diocesi venera quali celesti patroni in particolar modo Felice e Regola, che anche il nuovo Martyrologium Romanum ricorda in data odierna.

6) S. Fedele m. scomparso, si trovava nella Chiesa di S.Giuseppe.


Non si hanno notizie nè sulla biografia nè chi l'abbia portato a Salemi, soltanto il scrittore Salemitano Baviera cita la presenza di questo corpo che adesso non si sà dove è stato posto.

7) S. Clemente m. si trova nella Chiesa di S. Clemente.


(Notizie agiografiche sul nome del santo) Il Martirologio Romano commemora al 14 novembre un gruppo di tre martiri di Eraclea in Tracia: Clementino, Teodoto e Filomeno. Questa menzione proviene da Floro che l'aveva presa dal Martirologio Geronimiano allo stesso giorno. Il Martirologio Siriaco del IV secolo, conosce a Perinto, cioè Eraclea, i due martiri Teodoto e Demetrio, sacerdoti; possiamo quindi ritenere come martiri a Eraclea questi ultimi due. Quanto a Clementino egli potrebbe essere identificato come un martire africano omonimo commemorato dal Martirologio Geronimiano all'11 novembre. (vedi pagina sulle tele di questa Chiesa)http://matricesalemi.blogspot.com/2007/07/immagini-delle-tele-della-chiesa-di-s.html).

La città, soprattutto questa parrocchia, possiede svariate reliquie di santi con dei preziosi reliquari di cui alcuni adesso possono essere ammirati nel museo degli argenti presso la chiesa di S. Agostino.
Un esempio potrebbe essere il reliquario che viene custodito nella Matrice in una delle cappelle laterali dove sono conservate tante reliquie di santi, alcuni ignoti altri conosciuti come S.Cosma e Damiano, l'intero teschio di S. Desiderio e tanti altri che potete osservare recandovi ai piedi di questo altare.

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STORIA CHIESA MADRE DI SALEMI

giovedì

La CHIESA MADRE di Salemi
ex Collegio dei Gesuiti

Introduzione:
Secondo il Cremona si pensa che sia una delle prime opere più grandi e solenni che si sono fondate a Salemi. Intorno al 1596 giunsero in questa terra dei padri missionari della compagnia di Gesù, P.Erasmo Patti e P.Pietro Filippazzi, e per la loro bravura a predicare si guadagnarono la simpatia dei salemitani e la richiesta di fondare un collegio nella loro terra.
In questo primo momento questi Padri continuarono la loro missione temporaneamente nella vicina chiesa di S.Bartolomeo.

Storia:
In quel sito, dove oggi sorge questo monumento, esisteva fin dal 400 una piccola chiesatta dedicata alla Madonna, poi succesivamente il nobile Ganci compro quel terreno costruendosi il suo palazzo. Alla morte di questo signore, per suo volere volle lasciare il terreno,le sue propietà e le sue somme ai Gesuiti. Siamo nel 1642 quando muore la Baronessa d'Arcodaci che insieme ad altri nobili signori di questa città ( Don Raffaele Caro e Tagliavia Matrono) contribuiscono alla costruzione di questo complesso.
La prima pietra che fu posta portava l'iscrizione del Fondatore S.Ignazio, la cerimonia di apertura dei lavori fu solenne e parteciparono le maggiori autorità della Città.
Nel 1659 il Signor Tommaso Clemenza contribuì anch'egli per la costruzione.
Nella notte del 1697 questa prima Chiesa si distrusse senza portare alcun danno alle persone, tra i padri gesuiti si diceva che la Santa Vergine (un'immagine dipinta su una lastra di rame) avrebbe fatto la grazia di non arrecare nessun danno alla gente.
Nel 1699 iniziarono i nuovi lavori che portarono alla costruzione della grande e solenne Chiesa intitolata a S.Ignazio di Loyola.

Descrizione:
La chiesa ha una magnifica facciata barocca arricchita da un portale con colonne tortili in tufo, piena di decorazioni . L'interno della Chiesa doveva essere piena di stucchi e di colori, la pianta è a croce latina con tre navate, quella centrale ampia e le laterali delimitate da colonne di finissimo marmo d'ordine toscano. L'abside maggiore è costituito da un massiccio altare in cipresso con stucchi d'oro fino, in alto troviamo una tela che rappresenta il trionfo del Nome di Gesù, sopra di essa, prima dell'Abiside, è rappresentato dentro uno scudo lo stemma dei gesuiti. Ai lati laterali in questi ultimi anni sono stati appesi dei quadri che un tempo erano situati nella cappella laterale del S.S. Sacramento dell'antica matrice, a destra il miracolo dei pani e a sinistra l'Ultima cena (opera dell'artista Ingnazio Di Miceli). Il transetto accoglie le due cappelle laterali, la prima a destra quella di S. Francesco Saverio, quella a sinistra di S.Ingnazio. La zona destra è formata da 3 altari: il primo quello dell'Annunciazione, il secondo quello della Madonna della medaglia con sopra un quadro che raffigura Santa Rosalia poichè un tempo questo altare era dedicato alla Santa Palrmitana. Nel terzo vano troviamo l'ingresso laterale, la quarta cappella è quella della Madonna Addolorata dove un tempo alla sua base doveva avere un'urna con dentro il corpo di Santa venera.
La zona sinistra: la prima cappella ha un 'altare alla Madonna degli Abbandonati e sopra di esso un quadro che raffigura S.Anna, la seconda ha un magnifico altare in legno intagliato con una balaustra marmorea dedicato alla Madonna del Lume, la terza cappella adesso ha solo una tela che raffigura S. Francesco Borgia e due quadri laterali del Sacro Cuore di Gesù e del Sacro Cuore di Maria, la quarta cappella è un magnifico altare in cipresso con un sontuoso reliquario con in mezzo un crocifisso affianzato dalle statue della Madonna e di S.Giovanni. In questa Chiesa troviamo un grandioso oragano del 700, posto di fronte la terza cappela laterale sinistra e un pulpito situato sul pilastro sinistrO.
Oltre alla Chiesa il collegio comprende un maestoso edificio con due cortili, uno maggiore, a forma quadrangolare con una fila di colonne e volte (adesso scomparse), destinato per i scolari e uno minore per i Padri. Questo collegio un tempo faceva da scuola inferiore e di teologia fino al 1700. All'interno è stato allestito il Museo Civico d'arte sacra che raccoglie opere d'arte religiose delle chiese distrutte dal terremoto del '68. Oltre l'ultima sala del museo si accede ad una cappella settecentesca che riproduce fedelmente la Casa Santa di Loreto (Casa della Madonna), che custodisce una delle pochissime immagini della Madonna nera.
Vennero anche fondate tre congregazioni, alle quali potevano
essere amesse diverse classi di persone.La prima era quella dei Borgesi sotto il titolo dell'Immacolata Concezione, fu stabilita nel 1654 e venne legata a quella dell'Annunziata del Collegio Romano. La seconda era "la segreta" sotto il titolo del crocifisso e di Maria addolorata, ebbe origine nel 1662, sempre legata all'Annunziata di Roma.La terza detta del Ritiro e poi Lauretana fondata nel 1689.

Oggi questa Chiesa,adesso Duomo della Città, è sede della Matrice dopo il sisma del '68 che causo la distruzione dell'antica Matrice.

S. NICOLA DI BARI PATRONO DI SALEMI - IL COMPATRONO S. BIAGIO

mercoledì

S. NICOLA DI BARI Patrono di SALEMI


LA BIOGRAFIA La vita di San Nicola
San Nicola è uno dei santi più venerati ed amati al mondo. Egli è certamente una delle figure più grandi nel campo dell’agiografia. Tra il X e il XIII secolo non è facile trovare santi che possano reggere il confronto con lui quanto a universalità e vivacità di culto.
Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie. Egli è anche il protettore delle fanciulle che si avviano al matrimonio e dei marinai, mentre l’ancor più celebre suo patrocinio sui bambini è noto soprattutto in Occidente.
La Patria di San Nicola
San Nicola nacque intorno al 260 d.C. a Patara, importante città della Licia, la penisola dell’Asia
Minore (attuale Turchia) quasi dirimpetto all’isola di Rodi. Oggi tutta la regione rientra nella vasta provincia di Antalya, la quale comprende, oltre la Licia, anche l’antica Pisidia e Panfilia.
Nell’antichità i due porti principali erano proprio quelli delle città di San Nicola: Patara, dove nacque, e Myra, di cui fu vescovo.
Prima dell’VIII secolo nessun testo parla del luogo di nascita di Nicola. Tutti fanno riferimento al suo episcopato nella sede di Myra, che appare così come la città di San Nicola. Il primo a parlarne è Michele Archimandrita verso il 710 d. C., indicando in Patara la città natale del futuro grande vescovo. Il modo semplice e sicuro con cui riporta la notizia induce a credere che la tradizione orale al riguardo fosse molto solida.
Di Patara parla anche il patriarca Metodio nel testo dedicato a Teodoro e ne parla il Metafraste. La notizia pertanto può essere accolta con elevato grado di probabilità.
L'infanzia
Di S. Nicola di Bari, si sa ben poco della sua infanzia. Le fonti più antiche non ne fanno parola. Il primo a parlarne è nell’VIII secolo un monaco greco (Michele Archimandrita), il quale, spinto anche dall’intento edificante, scrive che Nicola sin dal grembo materno era destinato a santificarsi. Sin dall’infanzia dunque avrebbe cercato di mettere in pratica le norme che la Chiesa suggerisce a chi si avvia alla vita religiosa.
Nicola nacque nell’Asia Minore, quando questa terra, prima di essere occupata dai Turchi, era di cultura e lingua greca. La grande venerazione che nutrono i russi verso di lui ha indotto alcuni in errore, affermando che sarebbe nato in Russia. Non è mancato chi lo facesse nascere nell’Africa, a motivo del fatto che a Bari si venerano alcune immagini col volto del Santo piuttosto scuro (“S. Nicola nero”). In realtà, Nicola nacque intorno all’anno 260 dopo Cristo a Patara, importante città marittima della Licia, penisola della costa meridionale dell’Asia Minore (oggi Turchia). Nel porto di questa città aveva fatto scalo anche S. Paolo in uno dei suoi viaggi.
Il fatto che l’Asia Minore fosse di lingua e cultura greca, sia pure all’interno dell’Impero Romano, fa sì che Nicola possa essere considerato “greco”. Il suo nome, Nikòlaos, significa popolo vittorioso, e, come si vedrà, il popolo avrà uno spazio notevole nella sua vita.
Da alcuni episodi (dote alle fanciulle, elezione episcopale) si potrebbe dedurre che i genitori, di cui non si conoscono i nomi, fossero benestanti, se non proprio aristocratici. In alcune Vite essi vengono chiamati Epifanio e Nonna (talvolta Teofane e Giovanna), ma questi, come vari altri episodi, si riferiscono ad un monaco Nicola vissuto (480-556) due secoli dopo nella stessa regione. Questo secondo Nicola, nato a Farroa, divenne superiore del monastero di Sion e poi vescovo di Pinara (onde è designato anche come Sionita o di Pinara).
Amante del digiuno e della penitenza, quando era ancora in fasce, Nicola era già osservante delle regole relative al digiuno settimanale, che la Chiesa aveva fissato al mercoledì ed al venerdì. Il suddetto monaco greco narra che il bimbo succhiava normalmente il latte dal seno materno, ma che il mercoledì ed il venerdì, proprio per osservare il digiuno, lo faceva soltanto una volta nella giornata.
Man mano che il bimbo cresceva, dava segni di attaccamento alle virtù, specialmente alla virtù della carità. Egli rifuggiva dai giochi frivoli dei bambini e dei ragazzi, per vivere più rigorosamente i consigli evangelici. Molto sensibile era anche nella virtù della castità, per cui, laddove non era necessario, evitava di trascorrere il tempo con bambine e fanciulle.
La dote alle fanciulle
Carità e castità sono le due virtù che fanno da sfondo ad uno egli episodi più celebri della sua vita.
Anzi, a questo episodio si sono ispirati gli artisti, specialmente occidentali, per individuare il simbolo che caratterizza il nostro Santo. Quando si vede, infatti, una statua o un quadro raffigurante un santo vescovo dell’antichità è facile sbagliare sul chi sia quel santo (Biagio, Basilio, Gregorio, Ambrogio, Agostino, e così via). Ed effettivamente anche in libri di alta qualità artistica si riscontrano spesso di questi errori. Il devoto di S. Nicola ha però un segno infallibile per capire se si tratta di S. Nicola o di uno fra questi altri santi. Un vescovo che ha in mano o ai suoi piedi tre palle d’oro è sicuramente S. Nicola, e non può essere in alcun modo un altro Santo. Le tre palle d’oro sono infatti una deformazione artistica dei sacchetti pieni di monete d’oro, che sono al centro di questa storia.
L’episodio si svolge a Mira, città marittima ad un centinaio di chilometri da Patara, ove probabilmente Nicola con i suoi genitori si era trasferito. Secondo alcune versioni i suoi genitori erano morti ed egli era divenuto un giovane pieno di speranze e di mezzi. Secondo altre, i genitori erano ancora vivi e vegeti e Nicola dipendeva ancora da loro. Quale che sia la verità, alle sue orecchie giunse voce che una famiglia stava attraversando un brutto momento. Un signore, caduto in grave miseria, disperando di poter offrire alle figlie un decoroso matrimonio, aveva loro insinuato l’idea di prostituirsi allo scopo di raccogliere il denaro sufficiente al matrimonio.
Alla notizia di un tale proposito, Nicola decise di intervenire, e di farlo secondo il consiglio evangelico: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra. In altre parole, voleva fare un’opera di carità, senza che la gente lo notasse e lo ammirasse. La sua virtù doveva essere nota solo a Dio, e non agli uomini, in quanto se fosse emersa e avesse avuto gli onori degli uomini, avrebbe perduto il merito della sua azione. Decise perciò di agire di notte. Avvolte delle monete d’oro in un panno, uscì di casa e raggiunse la dimora delle infelici fanciulle. Avvicinatosi alla finestra, passò la mano attraverso l’inferriata e lasciò cadere il sacchetto all’interno. Il rumore prese di sorpresa il padre delle fanciulle, che raccolse il denaro e con esso organizzò il matrimonio della figlia maggiore.
Vedendo che il padre aveva utilizzato bene il denaro da lui elargito, Nicola volle ripetere il gesto. Si può ben immaginare la gioia che riempì il cuore del padre delle fanciulle. Preso dalla curiosità aveva cercato invano, uscendo dalla casa, di individuare il benefattore. Con le monete d’oro, trovate nel sacchetto che Nicola aveva gettato attraverso la finestra, poté fare realizzare il sogno della seconda figlia di contrarre un felice matrimonio.
Intuendo la possibilità di un terzo gesto di carità, nei giorni successivi il padre cercò di dormire con un occhio solo. Non voleva che colui che aveva salvato il suo onore restasse per lui un perfetto sconosciuto. Una notte, mentre ancora si sforzava di rimanere sveglio, ecco il rumore del terzo sacchetto che, cadendo a terra, faceva il classico rumore tintinnante delle monete. Nonostante che il giovane si allontanasse rapidamente, il padre si precipitò fuori riuscendo ad individuarne la sagoma. Avendolo rincorso, lo raggiunse e lo riconobbe come uno dei suoi vicini. Nicola però gli fece promettere di non rivelare la cosa a nessuno. Il padre promise, ma a giudicare dagli avvenimenti successivi, con ogni probabilità non mantenne la promessa. E la fama di Nicola come uomo di grande carità si diffuse ancor più nella città di Mira.

Nicola è eletto vescovo
Intorno all’anno 300 dopo Cristo, anche se il
cristianesimo non era stato legalizzato nell’Impero e non esistevano templi cristiani, le comunità che si richiamavano all’insegnamento evangelico erano già notevolmente organizzate. I cristiani si riunivano nelle case di aristocratici che avevano abbracciato la nuova fede, e quelle case venivano chiamate domus ecclesiae, casa della comunità. Per chiesa infatti si intendeva la comunità cristiana. E questa comunità partecipava attivamente all’elezione dei vescovi, cioè di quegli anziani addetti alla cura e all’incremento della comunità nella fede e nelle opere. Questi divenivano capi della comunità e la rappresentavano nei concili, cioè in quelle assemblee che avevano il compito di analizzare e risolvere i problemi, e quindi di varare norme che riuscissero utili ai cristiani di una o più province.
Solitamente erano eletti dei presbiteri (sacerdoti), laici che abbandonavano lo stato laicale per consacrarsi al bene della comunità. L’imposizione delle mani da parte dei vescovi dava loro la facoltà di celebrare l’eucarestia, e questo li distingueva dai laici. Non mancano però casi, e Nicola è uno di questi, in cui l’eletto non è un presbitero, ma un laico. Il che non significa che passava direttamente al grado episcopale, ma che in pochi giorni gli venivano conferiti i vari ordini sacri, fino al presbiterato che apriva appunto la via all’episcopato.
In questo contesto ebbe luogo l’elezione di Nicola, che lo scrittore sacro descrive in una cornice che ha del miracoloso. Essendo morto il vescovo di Mira, i vescovi dei dintorni si erano riuniti in una domus ecclesiae per individuare il nuovo vescovo da dare alla città. Quella stessa notte uno di loro ebbe in sogno una rivelazione: avrebbero dovuto eleggere un giovane che per primo all’alba sarebbe entrato in chiesa. Il suo nome era Nicola. Ascoltando questa visione i vescovi compresero che l’eletto era destinato a grandi cose e, durante la notte, continuarono a pregare. All’alba la porta si aprì ed entrò Nicola. Il vescovo che aveva avuto la visione gli si avvicinò e chiestogli come si chiamasse, lo spinse al centro dell’assemblea e lo presentò agli astanti. Tutti furono concordi nell’eleggerlo e nel consacrarlo seduta stante vescovo di Mira.
L’episodio forse avvenne diversamente, anche perché, come si è detto, all’elezione dei vescovi partecipava sempre il popolo. Ma l’agiografo, vissuto in un’epoca in cui i vescovi avevano un potere più autonomo rispetto al laicato, narrando così l’episodio intendeva esprimere due concetti: Nicola fu fatto vescovo da laico e la sua elezione era il risultato non di accordi umani, ma soltanto della volontà di Dio.

La persecuzione di Diocleziano
Nel 303 d.C. l’imperatore Diocleziano mise fine alla sua politica di tolleranza verso i cristiani e scatenò una
violenta persecuzione. Questa durò un decennio, anche se i momenti di crudeltà si alternarono con momenti di pausa. Nel 313 gli imperatori Costantino e Licinio a Milano si accordarono sulle sfere di competenza, prendendosi il primo l’occidente, il secondo l’oriente. Essi emanarono anche l’editto che dava libertà di culto ai cristiani. Sei anni dopo (319), in contrasto con la politica costantiniana filocristiana, Licinio riaprì la persecuzione contro i cristiani.
Nelle fonti nicolaiane antiche (anteriori al IX secolo) non si trova alcun riferimento alla persecuzione. Considerando però che il vescovo di Patara Metodio affrontò coraggiosamente la morte, sembra probabile che anche il nostro Santo abbia dovuto patire il carcere ed altre sofferenze, non ultima quella di vedere il suo gregge subire tanti patimenti.
Alcuni scrittori, come il Metafraste verso il 980 d.C., specificavano che Nicola aveva sofferto la persecuzione di Diocleziano, finendo in carcere. Qui, invece di abbattersi, il santo vescovo avrebbe sostenuto ed incoraggiato i fedeli a resistere nella fede e a non incensare gli dèi. Il che avrebbe spinto il preside della provincia a mandarlo in esilio. Autori successivi hanno voluto posticipare la persecuzione patita da Nicola, individuandola in quella di Licinio, piuttosto che in quella di Diocleziano. Ciò per ovviare al fatto che durante la persecuzione Nicola era già vescovo e, secondo loro, sarebbe stato consacrato vescovo fra il 308 ed il 314.
Lo storico bizantino Niceforo Callisto, per rendere più viva l’impressione di un Nicola vicino al martirio e con i segni delle torture ancora nelle carni, scriveva: Al concilio di Nicea molti splendevano di doni apostolici. Non pochi, per essersi mantenuti costanti nel confessare la fede, portavano ancora nelle carni le cicatrici e i segni, e specialmente fra i vescovi, Nicola vescovo dei Miresi, Pafnuzio e altre.

Il Concilio di Nicea
L’imperatore Costantino, con la sua politica a favore dei cristiani, il 23 giugno dell’anno 318
emanava un editto col quale concedeva a coloro che erano stati condannati dalle normali magistrature di presentare appello al vescovo. Ma, mentre la Chiesa con simili provvedimenti si rafforzava nella società pagana, ecco che un’opinione intorno alla natura di Gesù Cristo come Figlio di Dio (se uguale o inferiore a quella del Padre) suscitò una polemica tale da spaccare l’impero in due partiti contrapposti. A scatenare lo scisma fu il prete alessandrino Ario (256-336), coetaneo di S. Nicola. Per risolvere la questione e riportare la pace l’imperatore convocò la grande assemblea (concilio) a Nicea nel 325.
Data l’ubicazione in Asia Minore ben pochi furono i vescovi occidentali che vi presero parte, mentre quelli orientali furono quasi tutti presenti. Qualcuno ha voluto mettere in dubbio la partecipazione di Nicola a questo primo ed importantissimo concilio ecumenico. Ma se è vero che il suo nome (come quello di S. Pafnuzio) non compare in diverse liste, è anche vero che compare in quella
redatta da Teodoro il Lettore verso il 515 d.C., ritenuta autentica dal massimo studioso di liste dei padri conciliari (Edward Schwartz).
Una delle preghiere più note della liturgia orientale si rivolge a Nicola con queste parole: O beato vescovo Nicola, tu che con le tue opere ti sei mostrato al tuo gregge come regola di fede (kanòna pìsteos) e modello di mitezza e temperanza, tu che con la tua umiltà hai raggiunto una gloria sublime e col tuo amore per la povertà le ricchezze celesti, intercedi presso Cristo Dio per farci ottenere la salvezza dell’anima.
Questa antica preghiera viene solitamente collegata proprio al ruolo svolto da Nicola al concilio di Nicea. Alla carenza di documentazione sulle sue azioni a Nicea suppliscono alcune leggende, la più nota delle quali (attribuita in verità anche a S. Spiridione) è quella del mattone. Dato che a provocare lo scisma era stato Ario, che non ammetteva l’uguaglianza di natura fra il Dio creatore e Gesù Cristo, il problema consisteva nel dimostrare come fosse possibile la fede in un solo Dio se anche Cristo era Dio. Considerando poi che la formula battesimale inseriva anche lo Spirito Santo, Nicola si preoccupò di dimostrare la possibilità della coesistenza di tre enti in uno solo. Preso un mattone, ricordò agli astanti la sua triplice composizione di terra, acqua e fuoco. Il che stava a significare che la divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo non intaccava la verità fondamentale che Dio è uno. Mentre illustrava questa verità, ecco che una fiammella si levò dalle sue mani, alcune gocce caddero a terra e nelle sue mani restò soltanto terra secca.
Ancor più nota a livello popolare è la leggenda dello schiaffo ad Ario, legata all’usanza dei pittori di raffigurare agli angoli in alto il Cristo e la Vergine in atto di dare l’uno il vangelo l’altra la stola. Secondo questa leggenda Nicola, acceso di santo zelo, udendo le bestemmie di Ario che si ostinava a negare la divinità di Cristo, levò la destra e gli diede uno schiaffo. Essendo stata riferita la cosa a Costantino, l’imperatore ne ordinò la carcerazione, mentre i vescovi lo privavano dei paramenti episcopali. I carcerieri dal canto loro lo insultavano e beffeggiavano in vari modi. Uno di loro giunse anche a bruciargli la barba. Durante la notte Nicola ebbe la visita di Cristo e della Madonna che gli diedero il vangelo (segno del magistero episcopale) e la stola o omophorion (segno del ministero sacramentale). Quando andò per celebrare la messa, indotto da spirito di umiltà, Nicola evitò di indossare i paramenti vescovili, ma alle prime sue parole ecco scendere dal cielo la vergine con la stola e degli angeli con la mitra. Ed appena terminata la celebrazione ecco rispuntargli folta la barba che la notte precedente i carcerieri gli avevano bruciata.
Queste però sono tutte leggende posteriori, poiché, a parte la sua presenza in quel concilio (sull’autorità di Teodoro il Lettore ed alcune liste del VII-VIII secolo), non si sa nulla di ciò che fece Nicola a quel concilio. Certo è che fu dalla parte di Atanasio e dell’ortodossia, altrimenti la liturgia non l’avrebbe chiamato regola di fede.

L'eretico Teognide
Il silenzio degli antichi scrittori sul ruolo di Nicola a quel concilio si
spiega forse col fatto che Nicola ebbe un atteggiamento diverso da quello del capo del partito cattolico ortodosso, Atanasio di Alessandria. Pur avendo un carattere altrettanto energico, Nicola era più sensibile alla ricomposizione dell’armonia nella Chiesa. Non si fermava come Atanasio alla difesa ad oltranza delle fede, ma tentava anche tutte le vie per riportare gli erranti (eretici) nel grembo della Chiesa. Un atteggiamento che dovette apparire ad Atanasio come troppo incline al compromesso, e di conseguenza non degno di essere ricordato fra i difensori della fede. Questa “damnatio memoriae” da parte di Atanasio (che pure menziona molti vescovi) si spiega anche col fatto che quasi certamente Nicola militava politicamente nel “partito” opposto. Mentre infatti Atanasio parla di Ablavio, prefetto di Costantino, come “amato da Dio”, l’antico biografo di Nicola lo definisce “perverso e malvagio” (come ritiene anche il grande storico Eusebio di Cesarea e tutti gli storici pagani). Né la cosa deve sorprendere più di tanto. Anche oggi infatti persone degnissime militano politicamente su versanti opposti.
Che in S. Nicola si incontrassero il grande amore per la retta fede col grande amore dell’armonia nella Chiesa, è testimone S. Andrea di Creta, il quale scrive: Come raccontano, passando in rassegna i tralci della vera vite, incontrasti quel Teognide di santa memoria, allora vescovo della Chiesa dei Marcianisti. La disputa procedette in forma scritta fino a che non lo convertisti e riportasti all’ortodossia. Ma poiché fra voi due era forse intervenuta una sia pur minima asprezza, con la tua voce sublime citasti quel detto dell’Apostolo dicendo: “Vieni, riconciliamoci, o fratello, prima che il sole tramonti sulla nostra ira”.
Nonostante il riferimento ai Marcianisti (talvolta è scritto Marcioniti), il vescovo Teognide è quasi certamente il vescovo di Nicea al tempo del Concilio di cui si è parlato. Simpatizzante dell’eretico Ario, Teognide si lasciò tuttavia convincere e alla fine firmò gli atti del concilio. Quasi certamente Nicola si era messo in contatto con lui già in precedenza e dovette avere un certo ruolo nel farlo decidere a firmare gli atti. In realtà Teognide successivamente non mutò atteggiamento verso Atanasio, che continuò ad avversare decisamente. Dopo un esilio di tre anni in Gallia, al ritorno continuò a criticare il termine “consustanziale” col quale Atanasio e la Chiesa definivano il rapporto fra Padre e Figlio. Nel 336 contribuì a fare esiliare S. Atanasio.
Come si può vedere, l’antichità cristiana non fa eccezione. Anche all’interno di sostenitori della retta fede si formarono “partiti” diversi. Il che comportò persino giudizi contrapposti sul piano della spiritualità. E’ il caso di Teognide, da S. Andrea di Creta ritenuto di “santa memoria”, da altri pur sempre un eretico. Ed è il caso di Teodoreto (storico della Chiesa), dalla chiesa greca considerato un eresiarca, dalla russa un “beato” (blažennyj). Ed è pure il caso del patriarca Anastasio (729-752), dalla chiesa latina ritenuto un iconoclasta, da quella greca “di santa memoria” perché pentito, dopo essere stato salvato proprio da S. Nicola dall’annegamento.

Il tempio di Diana
Costantino aveva lasciato libertà di culto ai pagani, tuttavia
è chiaro che almeno a partire dal 318, coi poteri giurisdizionali ai vescovi, i cristiani ebbero uno spazio privilegiato all’interno dell’impero. Non pochi vescovi, e sembra che Nicola sia stato fra di essi, si impegnarono per quanto possibile a cancellare dalle loro città i segni della religione pagana fino ad abbattere alcuni templi. La tradizione ci fa vedere Nicola impegnato in tal senso. Andrea di Creta nel suo celebre Encomio di S. Nicola, rivolgendosi al nostro Santo esclama: Hai dissodato, infatti, i campi spirituali di tutta la provincia della Licia, estirpando le spine dell’incredulità. Con i tuoi insegnamenti hai abbattuto altari di idoli e luoghi di culto di dèmoni abominevoli e al loro posto hai eretto chiese a Cristo. Pur rimanendo molto vicino al testo di Andrea, Michele Archimandrita, “concretizzava” l’opera di Nicola facendo riferimento non alle armi della parola e dell’insegnamento, ma a vere e proprie spranghe di ferro per abbattere il tempio di Diana, che si ergeva imponente. Era questo il maggiore di tutti i templi sia per altezza che per varietà di decorazioni, oltre che per presenza di demoni.
Che Michele Archimandrita si fosse documentato su fonti miresi dirette è dimostrato proprio da queste sue parole. Se non avesse fatto ricorso a tali documenti difficilmente avrebbe potuto sapere di questo ruolo preminente del tempio di Diana. Dopo recenti scavi archeologici è risultato infatti che nel 141 questo tempio era stato restaurato ed ampliato dal mecenate licio Opramoas di Rodiapoli. Una conferma, questa, che quanto dice il monaco Michele riflette i racconti che si narravano a Mira nell’VIII secolo.
E’ probabile che la verità sia quella di Andrea di Creta, che ci mostra un Nicola che abbatte il paganesimo con le armi della parola. Tuttavia, a giudicare dal carattere energico del vescovo di Mira (dimostrato in altre occasioni), non è impossibile che sia avvenuto secondo il racconto dell’Archimandrita. Ciò che li accomuna, ed era una credenza molto diffusa a livello popolare, è il particolare dei demoni che abitavano in questi templi pagani, per cui quando questi venivano demoliti, i demoni venivano a trovarsi senza un tetto ed erano costretti a cercarsi altre dimore.
Carestia e grano
Il santo vescovo era impegnato però non soltanto
nella diffusione della verità evangelica, ma anche nell’andare incontro alle necessità dei poveri e dei bisognosi. La parola della fede era seguita dalla messa in pratica della carità.
Al tempo del suo episcopato mirese scoppiò una grave carestia, che mise in ginocchio la popolazione. Pare che Nicola prendesse varie iniziative per sovvenire ai bisogni del suo gregge, e l’eco di queste attraversò i secoli, rimanendo nella memoria dei Miresi. Una leggenda lo vede apparire in sogno a dei mercanti della Sicilia, suggerendo loro un viaggio sino alla sua città per vendere il grano, ed aggiungendo che lasciava loro una caparra. Quando i mercanti si resero conto di aver avuto la stessa visione e trovarono effettivamente la caparra, subito fecero vela per Mira e rifornirono la popolazione di grano.
Ancor più noto è l’episodio delle navi che da Alessandria d’Egitto fecero sosta nel porto di Mira. Nicola accorse e, salito su una delle navi, chiese al capitano di sbarcare una certa quantità di grano. Quello rispose che era impossibile, essendo quel grano destinato all’imperatore ed era stato misurato nel peso. Se fosse stato notato l’ammanco avrebbe potuto passare i guai suoi. Nicola gli rispose che si sarebbe addossato la responsabilità, e alla fine riuscì a convincerlo. Il frumento fu scaricato e la popolazione trovò grande sollievo, non solo perché si procurò il pane necessario, ma anche perché arò i terreni e seminò il grano che restava e poté raccoglierlo anche negli anni successivi. Quanto alle navi “alessandrine”, queste giunsero a Costantinopoli e, come il capitano aveva temuto, il tutto dovette passare per il controllo del peso. Quale non fu la sua gioia e meraviglia quando vide che il peso non era affatto diminuito, ma era risultato lo stesso della partenza delle navi da Alessandria.
Questo miracolo è all’origine non solo di tanti quadri che lo raffigurano, ma anche di tante tradizioni popolari legate al pane di S. Nicola. A Bari, anche per facilitarne il trasporto nei paesi d’origine, ai pellegrini che giungono nel mese di maggio vengono date “serte” di taralli, tenuti insieme da una funicella.

Nicola salva tre innocenti
Tutti gli episodi sinora narrati hanno subìto l’incuria del tempo.
Essi venivano narrati dai miresi e da nonni a nipoti giunsero fino all’VIII-IX secolo. Il lungo travaglio orale fece loro perdere i connotati della “storia” per apparire piuttosto come “tradizione” o come “leggenda”. I nomi dei protagonisti delle vicende si perdettero quasi del tutto. E’ vero che in tante Vite di S. Nicola si trovano i nomi dei genitori, dello zio archimandrita, del suo predecessore sulla cattedra di Mira, del nocchiero che l’avrebbe condotto in pellegrinaggio in Egitto e in Terra Santa, e così via. Ma si tratta di nomi che nulla hanno a che fare col nostro Nicola. Bisogna rassegnarsi alla realtà che, ad eccezione del concilio di Nicea e del vescovo Teognide, nessun nome compare nella vita del nostro Santo prima della storia dei tre innocenti salvati dalla decapitazione.
Questa storia, insieme a quella successiva dei generali bizantini (Praxis de stratelatis), è il pezzo forte di tutta la vicenda nicolaiana. Nell’antichità, per esprimere il concetto che questa narrazione era la più importante di tutte quelle che riguardavano S. Nicola, spesso non veniva indicata come Praxis de stratelatis (racconto intorno ai generali) ma semplicemente come Praxis tou agiou Nikolaou (storia di S. Nicola), quasi che tutti gli altri racconti non rivestissero alcuna importanza a paragone con questo.
In occasione della sosta di alcune navi militari nel porto di Mira, nel vicino mercato di Placoma scoppiarono dei tafferugli, in parte provocati proprio dalla soldataglia che sfogava così la tensione di una vita di asperità. In quei disordini le forze dell’ordine catturarono tre cittadini miresi, i quali dopo un processo sommario furono condannati a morte. Nicola si trovava in quel momento a colloquio con i generali dell’esercito Nepoziano, Urso ed Erpilio, i quali gli stavano dicendo della loro imminente missione militare contro i Taifali, una tribù gotica che stava suscitando una rivolta in Frigia. Invitati da S. Nicola, i generali riuscirono a fare riportare l’ordine. Ma ecco che alcuni cittadini accorsero dal vescovo, riferendogli che il preside Eustazio aveva condannato a morte quei tre innocenti.
Seguito dai generali, Nicola prese il cammino per Mira. Giunto al luogo detto Leone, incontrò alcuni che gli dissero che i condannati erano nel luogo detto Dioscuri. Nicola procedette così fino alla chiesa dei santi martiri Crescente e Dioscoride. Qui apprese che i condannati erano già stati portati a Berra, il luogo ove solitamente venivano messi a morte i condannati. Ben sapendo che solo lui, in quanto vescovo, avrebbe potuto fermare il carnefice, accelerò il passo e vi giunse, aprendosi la strada fra la folla che faceva da spettatrice. Il carnefice era già pronto, e i condannati stavano già col collo sui ceppi, quando Nicola si avvicinò e tolse la spada al carnefice.
Avendo liberato gli innocenti dalla decapitazione, Nicola si recò al palazzo del preside Eustazio, entrandovi senza farsi annunciare. Giunto dinanzi al preside l’apostrofò accusandolo di ingiustizie, violenze e corruzione. Quando minacciò di riferire la cosa all’imperatore, Eustazio rispose che era stato indotto in errore da due notabili di Mira, Simonide ed Eudossio. Ma Nicola, senza contestare il particolare, gli rinfacciò nuovamente la corruzione e, giocando sulle parole, gli disse che non Simonide ed Eudossio, ma Crisaffio (oro) e Argiro (argento) l’avevano corrotto. Avendo così ristabilita la verità e la giustizia, Nicola non infierì ma perdonò al preside pentito.
I generali liberati dalla prigione
Edificati dal comportamento del santo vescovo, tre generali ripresero il mare e raggiunsero la
Frigia, ove riuscirono a sottomettere le forze ribelli all’impero. Un po’ per il successo dell’impresa un po’ perché Nepoziano era parente dell’imperatore, il loro ritorno a Costantinopoli avvenne in un’atmosfera di vero e proprio trionfo. Tuttavia la gloria e gli onori durarono poco, perché queste sono spesso accompagnate da gelosie ed invidie.
Gli agiografi parlano di malevoli suggerimenti del diavolo, certo è che ben presto si formò un partito avverso a Nepoziano e compagni. I componenti di questo partito riuscirono a coinvolgere il potente prefetto Ablavio, il quale convinse l’imperatore che i tre generali stavano complottando per rovesciarlo dal trono. Convinto o meno dell’attendibilità della notizia, Costantino preferì non correre rischi, e li fece mettere in prigione. Dopo alcuni mesi i seguaci di Nepoziano si stavano organizzando su come liberare i generali. Per cui i loro avversari, col denaro promesso a suo tempo, tornarono da Ablavio e lo convinsero a suggerire all’imperatore un provvedimento più drastico. Infatti, Costantino diede ordine di sopprimerli quella notte stessa.
Appresa la notizia, il carceriere Ilarione corse ad avvertire i generali, che furono presi da grande angoscia. Sentendosi prossimo alla morte, Nepoziano si sovvenne dell’intervento in extremis del vescovo Nicola a favore dei tre innocenti. Allora levò al Signore questa preghiera: Signore, Dio del tuo servo Nicola, abbi compassione di noi, grazie alla tua misericordia e all’intercessione del tuo servo Nicola. Come, per i suoi meriti, hai avuto compassione dei tre uomini condannati ingiustamente salvandoli da sicura morte, così ora rida’ la vita anche a noi, mosso a misericordia dall’intercessione di questo santo vescovo.
Il Signore esaudì la preghiera di Nepoziano, fatta propria dai compagni. Quella notte S. Nicola apparve in sogno all’imperatore minacciandolo: Costantino, alzati e libera i tre generali che tieni in prigione, poiché vi furono rinchiusi ingiustamente. Se non fai come ho detto, conferirò con Cristo, il re dei re, e susciterò una guerra e darò in pasto i tuoi resti a fiere ed avvoltoi. Spaventato, Costantino chiese chi fosse: Sono Nicola, vescovo peccatore, e risiedo a Mira, metropoli della Licia.
Nicola apparve minaccioso anche ad Ablavio, e quando l’imperatore lo mandò a chiamare, entrambi pensarono ad un’opera di magia. Mandarono a prendere i tre generali per chiedere spiegazioni. Il colloquio aveva preso il binario della “magia”, quando Costantino chiese a Nepoziano se conoscesse un tale di nome Nicola. Nepoziano si illuminò, accorgendosi che la sua preghiera era stata esaudita. E narrò tutto all’imperatore, che seduta stante ne ordinò la liberazione. Anzi, volle che andassero a Mira a ringraziare il santo vescovo ed a portargli da parte sua preziosi doni, fra cui un Vangelo tutto decorato d’oro e candelieri ugualmente d’oro. Altri autori aggiungono che giunti a Mira si tagliarono i capelli in segno di gratitudine e di devozione verso il Santo.
La riduzione delle tasse E’ difficile dire quanto ci sia di vero e quanto sia stato il parto della fantasia di un popolo consapevole di aver avuto un “progenitore” ed un difensore. Per i Miresi Nicola era colui che aveva riportato la retta fede, la giustizia ed il benessere alla loro città. Non per nulla, secondo la testimonianza sia della Vita Nicolai Sionitae sia dell’Encomio di Andrea di Creta, essi istituirono la festa delle “rosalie del nostro progenitore S. Nicola”.
Fra le tante iniziative del Santo a favore della popolazione, intorno al VII secolo si narrava il suo intervento per fare ridurre le tasse per i Miresi (Praxis de tributo).
E’ nota a diversi storici la tendenza di Costantino a gravare le popolazioni dell’impero con tasse esorbitanti. Ed anche se i cristiani cercavano delle attenuanti, i pagani come Zosimo ricordavano che Costantino era costretto a una pesante politica tributaria a causa della sua eccessiva prodigalità. L’anonimo scrittore che compose l’Epitome de Caesaribus descriveva così la sua politica tributaria: Per dieci anni eccellente, nei dodici anni successivi predone, negli ultimi dieci fu chiamato pupillo per le eccessive prodigalità.
Quando anche la città di Mira si trovò a dover pagare tasse esorbitanti, i rappresentanti del popolo si rivolsero a Nicola affinché scrivesse all’imperatore. Nicola fece di più. Partì alla volta di Costantinopoli e chiese udienza. L’anonimo scrittore qui si lascia prendere la mano e, non tenendo conto che Nicola era vissuto al tempo di Costantino, immagina i vescovi della capitale che gli rendono omaggio riunendosi nel tempio della Madre di Dio alle Blacherne, chiedendogli la benedizione. A parte l’esagerazione di una simile accoglienza, quel tempio sarebbe stato costruito un secolo dopo la morte del Santo.
L’abbellimento agiografico si nota anche al momento dell’arrivo di Costantino. Prima che cominciasse il colloquio, l’imperatore gettò il suo mantello ed ecco che questo, incrociando un raggio di sole, rimase sospeso ad esso. Il prodigio rese timoroso e benevolo l’imperatore. Quando Nicola gli riferì come i Miresi fossero oppressi dalle tasse, chiedendogli di apportare una sensibile riduzione, l’imperatore chiamò il notaio ed archivista Teodosio, e secondo il desiderio di Nicola operò una netta riduzione a soli cento denari.
Nicola prese la carta su cui era registrata questa concessione e legatala ad una canna, la gettò in mare. Per volere di Dio la canna giunse nel porto di Mira e pervenne nelle mani dei funzionari del fisco, i quali furono molto sorpresi ma si adeguarono. Intanto però a Costantinopoli i consiglieri di Costantino fecero notare all’imperatore che forse la concessione era stata un tantino esagerata. Per cui l’imperatore chiamò nuovamente Nicola per correggere la somma della tassa che i Miresi dovevano pagare. Il Santo gli rispose che da tre giorni la carta era pervenuta a Mira. Essendo ciò impossibile, Costantino promise che se le cose stavano veramente così avrebbe confermato la precedente concessione. I nunzi, da lui inviati per verificare quel che era accaduto, tornarono e riferirono che Nicola aveva detto la verità. Mantenendo la promessa, l’imperatore confermò la concessione.

La morte del Santo
Considerando la tradizione secondo la quale era già anziano al tempo del concilio di Nicea, con ogni probabilità il nostro Santo morì in un anno molto prossimo al 335 dopo Cristo. Come della sua nascita, anche della sua morte non si sa alcunché. Gli episodi e i particolari che si leggono in alcune Vite non riguardano il nostro Nicola, ma un santo monaco vissuto due secoli dopo nella stessa regione.

Traslazione delle reliquie
Nel 1087 una spedizione navale partita dalla città di Bari si impadronì delle spoglie di San Nicola, che nel 1089 vennero definitivamente poste nella cripta della Basilica eretta in suo onore. L’idea di trafugare le sue spoglie venne ai baresi nel contesto di un programma di rilancio dopo che la città, a causa della conquista normanna, aveva perduto il ruolo di residenza del catepano e quindi di capitale dell’Italia bizantina. In quei tempi la presenza in città delle reliquie di un santo importante era non solo una benedizione spirituale, ma anche mèta di pellegrinaggi e quindi fonte di benessere economico.

(testi e alcune immagini dal sito della Basilica di S. Nicola http://www.basilicasannicola.it/)

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LA NUOVA CAPPELLA DEL SANTO PATRONO E PROTETTORE S. NICOLA DI BARI


particola del volto

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S. NICOLA E SALEMI

L’elezione del Patrono
Il padre gesuita Giuseppe Stanislao è stato l’unico storico che ci ha lasciato un’opera che tratta della storia di Salemi dalle origini fino al 700, epoca in cui visse l’autore. Il metodo d’illustrazione del Cremona lascia molti perplessi perché cade molto spesso in errori.
Secondo la fonte che il Cremona ci lascia, la scelta di S. NICOLA come patrono di Salemi è da legare a un periodo triste di Salemi.
Le soldatesche di Carlo D’Angio, di ritorno dalla spedizione di Tunisi, sbarcate a Trapani, divulgarono il morbo per tutto il territorio circostante e soprattutto in quello di Salemi, il Cremona ci descrive questo momento: “… non restando per essa vivi dei suoi abitanti, se non pochissimi, ed alcuni altri si salvarono con la fuga, ricoverandosi in altre città, onde nacque, come s’accenno il detto quasi come proverbio in Sicilia quando si vuole parlare di qualche grave calamità, cagione di grave mortalità: Eh ch’è la peste di Salemi! ”.
Il Cremona narra che la peste ebbe fine per intercessione della Vergine del Rosario, portata in processione dai pochi salemitani superstiti, da
Calatafimi a Salemi e collocata nel Duomo.
Intanto la casa D’Angio lascia il passo a quella Aragonese. I salemitani ricostruita la loro città, semi distrutta dalle guerre tra Angioini ed Aragonesi combattute nel loro territorio, timorosi che un altro tremendo flagello venisse a turbare la loro tranquillità e potesse in qualche modo danneggiare i raccolti di una delle terre più fertili della Sicilia Occidentale, circa l’anno 1290, avanzarono a S.S. Nicolò IV l’umile richiesta di un Santo patrono e protettore della loro città così come ne godevano già alcune città del regno come Siracusa, Catania, Palermo.
La richiesta venne accolta, ma il Papa volle che fosse la stessa città a sceglierlo. I salemitani, per non dar luogo ad inopportune preferenze, decisero di tirare a sorte il nome del santo. Scrissero infatti su pezzetti di carta i nomi di molti, li deposero in una piccola scatola e decisero che il p
rimo nome di santo estratto sarebbe stato quello del loro Patrono.
Alla presenza dei giurati del tempo fu estratto il nome di S. NICOLA di BARI, forse delusi di questa scelta ripeterono l’operazione e per altre due volte sempre venne fuori il nome del glorioso del Vescovo di Mira.
Allora la scelta di SAN NICOLA a patrono di Salemi, così come ci è giunta per tradizione orale tramandata da padre in figlio, fu accolta con gioia da parte dei Salemitani.
A SAN NICOLA nel 1340 fu dedicato il Duomo e in un altare, forse in sostituzione di un’antica icona, successivamente venne collocata una statua marmorea del Santo.
(testo dal libro “S. Nicola di Bari, patrono di Salemi” di Luigi Caradonna Favara)


Perché S. Nicola di Bari Patrono di Salemi ?


Storia della diffusione del culto nell'Italia meridionale

Il culto di S. Nicola a Napoli è anteriore allo stesso Giovanni Diacono (880 circa), in quanto il nome del Santo figura già nel calendario marmoreo che è datato fra l'821 e l'841. Rimanendo in Campania va ricordato che nel 1043 già esisteva il monastero «S. Nicolai de Gallucanta» nei pressi di Amalfi e nel 1045 una chiesa a Nocera, presso Salerno.
Per comprendere la vivacità del culto in Campania basti ricordare che è qui che nasce la prima Vita del Santo in latino, e che si avverte un po' ovunque la necessità di altre notizie. A questa esigenza rispose il monaco Giovanni di Amalfi verso il 950 con tre nuovi episodi riportati nel suo Liber de miraculis. Il 6 dicembre a Benevento al tempo di Dacomario (1080 circa) già si faceva la festa e venivano anche dai dintorni, come testimonia il documento coevo Adventus S. Nicolai in Beneventum.
Il primato di antichità di chiese di S. Nicola in Italia, spetta forse alla Sicilia. Sembra infatti che in quest'isola, dove la civiltà greca ha avuto una maggiore continuità, uno dei quattro monasteri greci noti per il VII secolo fosse dedicato proprio a S. Nicola. Nell’VIII secolo c'era un monastero presso Siracusa. Né va dimenticato che nel IX secolo furono due siciliani (Metodio di Siracusa e Giuseppe Innografo) a produrre opere notevoli della letteratura nicolaiana.
La chiesa più bella della Sicilia dedicata a S. Nicola è certamente quella di Agrigento, nella Valle dei Templi. Adiacente al Museo Nazionale Archeologico, risale al XII-XIII secolo e costituisce l'ultimo intervento costruttivo nella Valle dei Templi. Donata nel 1219 ai Cistercensi, subì non pochi rifacimenti nel 1430. La facciata è semplice e maestosa, anche se le dimensioni non sono considerevoli. E’ costruita con quello stesso tufo di colore oro giallo rossastro che caratterizza tutti gli antichi templi agrigentini.
Un capolavoro doveva essere anche la chiesa che si trovava nella zona archeologica di Siracusa. Costruita nell'XI secolo su una piscina romana, della chiesa originaria resta soltanto l'abside in un edificio che ospita la Soprintendenza ai monumenti.
Tra gli altri luoghi nicolaiani è opportuno ricordare Noto, con la sua bella cattedrale (che recentemente ha subìto drammatiche vicissitudini), Cammarata (la chiesa ha un imponente portone di bronzo), Ganzirri, Zaffaria (la cui antica chiesa fu distrutta nel terremoto del 1908), Isnello.
Forse fu dalla Sicilia che il culto di S. Nicola passò a Malta. Qui, nella chiesa di Siggiewi, si celebra una festa che vede una grande partecipazione popolare.
Nella geografia del culto nicolaiano un posto particolare occupa la Calabria, anche se quanto alle origini non è sempre facile distinguere tale culto fra Sicilia e Calabria, poiché molti monaci dall’isola fuggirono in Calabria a causa della conquista araba. Calabrese era comunque quel S. Bartolomeo juniore (981-1055), che come tanti suoi conterranei compose un bellissimo inno in onore del Santo. E calabrese era il monaco Gregorio di Cerchiara, fondatore verso il 1000 del famoso monastero tedesco di Burtscheid, ove si conserva un'antica icona-mosaico di S. Nicola.
Da varie pubblicazioni e trascrizioni di antichi codici del territorio reggino (a cura di studiosi come il Guillou) si evince un gran numero di chiese bizantine di S. Nicola. Una menzione speciale merita la cattedrale di Mileto che, anticamente dedicata alla Vergine, fu per volere del conte Ruggero dedicata anche a S. Nicola che proprio in quegli anni era stato portato a Bari.
Anche le origini del culto in Basilicata si connettono alla diffusione del monachesimo greco. Tra i monasteri documentati più antichi vanno ricordati il S. Nicola di Tripa, nella regione del Latiniano (1050 c.) e quello di Cir-Zosimo dove il 17 gennaio del 1050 si tenne un'assemblea per eseguire le volontà testamentarie del catecumeno Teodoro. Altre chiese antiche sono quelle di Colobràro (XI secolo), Lagonegro (XII), Rapolla (XIV), Tolve (XIV), Missanello (XV).
Molti pensano che il culto in Puglia sia stato fra i più antichi e consistenti. In realtà le testimonianze pugliesi sono più tarde di quelle siciliane, calabresi e napoletane. I primi riferimenti a chiese risalgono alla prima metà dell'XI secolo, con Taranto (già esistente nel 1029), Bari (fondata nel 1026), quindi Brindisi (già nel 1054), Monopoli (1059) e Troia (1067). Naturalmente la traslazione a Bari ravvivò il culto già esistente. Si ebbero così chiese del Santo a Terlizzi (1102), Barletta (1102), Andria (1120), S. Agata di Puglia (1092), Orsara di Puglia (1127), Salpi (1148). Da notare che, come a Bari, anche a Troia (Foggia) le chiese del Santo erano numerose.
Alcuni monasteri ebbero una gloriosa storia, come ad esempio quello greco di S. Nicola di Casole, presso Otranto (Lecce), fondato nell’XI secolo e di cui restano solo i ruderi (ma è stato pubblicato il Typikon conservato a Torino), e quello benedettino dei Ss. Nicolò e Cataldo in Lecce, fondato dal conte Tancredi di Lecce (1179).
Molto attiva, ma in epoca più tarda, fu la chiesa matrice di Torremaggiore (Foggia), che non va identificata con la chiesa benedettina del XII secolo esistente nella zona. Una menzione merita, per la sua bella facciata rinascimentale, anche la chiesa di S. Nicola di Squinzano (Lecce). Ma ciò che dà l'idea della diffusione del culto nel Medioevo è, come per la Basilicata, la grande frequenza dell'immagine del Santo nelle chiese rupestri sparse per tutta la Puglia e che furono abitate e frequentate per lo più dal XII al XV secolo.
Il culto oggi in Puglia non è molto vivo, anche se si notano segni di ripresa. La maggior parte delle manifestazioni nícolaiane vedono come protagonisti i pellegrini provenienti dall'Abruzzo e Molise e dalla Campania.
(testi dalla pagina web del sito della Basilica di S. Nicola:
http://www.basilicasannicola.it/home/index.php?lingua_id=1 )


Notizie sul culto del Santo in Salemi

Secondo la fonte tramandata dai nostri padri la scelta del nostro Patrono è legata a un sorteggio tra tanti nomi di santi che i salemitani del 1290 scrissero in pezzetti di carta e tirando a sorte per ben tre volte consecutive uscì il nome di SAN NICOLA.
In quel tempo i salemitani incerti e timorosi per la scelta del loro patrono vollero tirare in sorte la preferenza tra vari nomi di santi che dovevano essere conosciuti nel territorio. Quello che sappiamo con certezza è che in questo periodo storico (1290) a Salemi era molto diffusa la devozione alla Madonna (Madonna di Badaluque di tradizione Spagnola) per questo motivo sembra più opportuno come patronato quello della Vergine, il quale è fino ad oggi molto sentito.
Un’altra considerazione da fare è che in Salemi con molta probabilità già nel 1290 esisteva una chiesa, oggi di S. Agostino, dedicata agli Apostoli Filippo e Giacomo, e nella parte bassa della città sorgeva quella di S. Stefano, da qui potremmo dedurre che tra i salemitani doveva essere presente la devozione verso questi santi.
Nessuna fonte spiega come sia arrivato il culto S. Nicola di Bari a Salemi, ma è presente in quasi tutto il territorio diocesano (Mazara, Gibellina, Poggioreale, Marsala).
Una risposta a questa domanda è possibile trovarla nel commercio che girava nel territorio di Salemi e nei porti delle vicine città da dove partivano notizie e merci.
Fin dall’antichità i marinai e i commercianti hanno avuto come personale protettore il Santo di Mira ed è possibile che la devozione verso questo loro Santo si sia diffusa in questi territori dove il commercio delle merci girava e con le merci giravano notizie, soprattutto in Salemi per la sua posizione centrale nel territorio, metà di molte carovane e zona di passaggio per altri paesi.
Quello che sappiamo è che nel 1290 i salemitani conoscevano S. Nicola di Bari e lo vollero inserire tra i santi che dovevano essere scelti a sorte e per ben tre volte usci questo nome.
La tradizione orale ci tramanda che alla prima uscita del pezzetto di carta, il nome di Nicola non rese felici i salemitani e vollero riprovare per altre due volte, e in tutte le uscite del pezzetto di carta c’era scritto il nome di S. Nicola di Bari.
Sembra proprio che il Santo si è scelto il suo popolo da proteggere e da allora fino ad oggi, per 700 secoli, il culto e la devozione verso S. NICOLA vengono espressi da un sentimento profondo che è il risultato di una esaltante esperienza cristiana vissuta dal popolo salemitano.
Quante volte Salemi è stata salvata dal suo Patrono, quante volte Egli ha rivolto i suoi occhi sul nostro popolo che lo ha invocato nelle epidemie, nelle guerre, nei terremoti e nelle carestie e quante volte dalle antiche porte delle nostra città, ha scacciato i potenziali nemici che la insidiavano.


Le Tradizioni e le Feste di S. Nicola
Del culto devozionale verso S. Nicola, dalla data della proclamazione a Santo Patrono di questa città fino al 700, poco resta. L’archivio storico della nostra città è stato distrutto per il 90%, mentre l’archivio della Diocesi di Mazara comincia ad essere completo nella documentazione dal 1500 in poi.

I sette mercoledì
Forse inizialmente risale l’usanza di celebrare i sette mercoledì antecedenti la sua festa che iniziavano nella seconda quindicina di ottobre e si protraevano fino al 6 dicembre. Oggi se ne è persa l’usanza.
Nel 1620 in nostro concittadino Santoro Pecorella, Vicario Generale del T.O.F, si interesso per inviare a Salemi molte reliquie di S. Nicola, tra cui quella che venne incastonata in un braccio benedicente in argento.

La fiera
Nell’anniversario della dedicazione della Chiesa Madre a S. Nicola i cittadini, rappresentati dai sindaci Ughetto Cernigliano e Giacomo Imbugiali, presentarono una supplica al re Pietro II d’Aragona perché concedesse alla città di Salemi il diritto di avere una fiera in onore del Santo Patrono.
La supplica fu accolta e con un regio diploma emesso a Catania il 20 Aprile 1341 e ricevuto dal giurato Enrico Vesco, il re aragonese concesse a Salemi di poter usufruire di una fiera-mercato della durata di 15 giorni da ripartirsi in due periodi di sette giorni ciascuno prima e dopo la festa del 6 Dicembre.
Inoltre prescrisse che la fiera fosse immune dal vincolo di dogana. Tale diploma si è conservato fino ad oggi e si trova nel “Libro Rosso” della città che contiene tutti i privilegi di Salemi.
Parte delle somme ricavate in detta fiera veniva devoluta per i festeggiamenti in onore di S. Nicola. Successivamente i giorni della fiera furono ridotti a tre e differiti da Dicembre a Maggio; questa fiera in onore del Santo si tiene ancora ai nostri giorni.
La fiera di maggio di Salemi era fino agli anni 50 una delle più importanti della Sicilia soprattutto per la compravendita di animali.
Ormai, con la trasformazione dei lavori agricoli e con i mercatini settimanali, la fiera ha perduto la sua primitiva importanza come del resto tutte quelle delle sagre paesane.

Giorni Liturgici e Processioni
Un documento del Papa Pio VII del 13 Agosto 1800, su istanza del Vescovo Mons. Orazio la Torre, concedeva alla città di Salemi, tre giorni all’anno per celebrare il suo Patrono: il 6 Dicembre, festa liturgica del Santo, il 9 Maggio in cui si ricordava la traslazione delle reliquie da Mira a Bari e l’ultima domenica di Maggio nel ricordo del patrocino di S. Nicola sulla città di Salemi.
Oggi rimane solo la ricorrenza del 6 Dicembre, giorno di festa del Patrono, essendo all’interno della novena a Maria S.S. Immacolata, al Santo Patrono vengono dedicati solo i primi vespri e il giorno 6 dicembre. Dal 1944 per un decennio, il simulacro di S. Nicola veniva portato in processione assieme all’Immacolata l’8 dicembre e nel 1965 si ripristino la processione del 6 dicembre.

Nella messa dei primi vespri vengono benedetti i pani e l’olio e distribuiti alla gente, il giorno della festa viene annunciato dal suono delle campane e dei mortaretti che propagano il loro suono in tutto il cielo del paese, vengono celebrate in ogni ora le messe e nella serata viene portata in processione la statua del Santo per le vie principali della città, la festa si conclude con uno sparo di giochi pirotecnici.
Per volontà dell’attuale Arciprete Don Salvatore Cipri, l’anno scorso si è ricordato un secondo momento tradizionale verso il nostro Patrono Nicola, nell’ultima domenica di Maggio, in ricordo del patrocinio, per tre giorni si è festeggiato S. Nicola con teatri di vita del santo itineranti per le vie della città, la processione della “sceusa” che è un’ antica usanza che i salemitani osavano fare ogni anno nel giorno dell’Ascensione, portando la statua del Santo alle 5 porte della città (porta Gibli, porta dell’Aquila, porta S. Maria, porta Guercia, porta Corleone) in ricordo della sua protezione, essa rimane presente e ancorata fino alla fine del 800, poi si perse nella memoria, e nell’anno 2007 il neo Arciprete volle rilanciare questo momento di tradizione il quale sarà ripetuto in un futuro migliore per i costi che necessità.
Dopo il terremoto del 1968, per circa un decennio, i due simulacri di S. Nicola e dell’Immacolata, ogni anno il 25 Gennaio, su automezzi venivano portati in processione nel rione Cappuccini.
Nel 1987 in occasione del IX centenario della traslazione delle reliquie del Santo, Salemi, per volontà del rappresentate dell’Arciprete Ignazio Ardagna, Don Giuseppe Maniscalco e del presidente del comitato di S. Nicola, Giuseppe Arbola, ha ricordato l’avvenimento con una solenne liturgia di S. Giovanni Crisostomo in rito Greco-Bizantino il 9 maggio, officiata dal Vescovo dell’eparchia di Piana degli Albanesi e con una solenne processione per le vie della città.

L’Insegne Collegiata
Il culto di S. Nicola ebbe un nuovo fervore quando venne eretta l’insegne collegiata con la bolla emanata dal Papa Pio VII il 31 Maggio 1801, la collegiata era composta da 19 canonici di cui 6 di patronato e 13 di concorso con a capo il Curato. I vespri solenni che venivano celebrati in onore di S. Nicola nello stupendo coro ligneo sono rimasti celebri nella storia ecclesiale di Salemi.

Coronella a S. Nicola
Nel 1866 l’Arciprete Don Leonardo Salvo Oliveri, fece stampare a Catania una “Coronella” in onore del Santo.
Questa pubblicazione era composta da nove preghiere: con la prima si domandava l’astinenza, con la seconda la purezza, con la terza l’umiltà, con la quarta la penitenza, con la quinta la pazienza, con la sesta la perseveranza, con la settima l’obbedienza, con l’ottava il dono dell’orazione ed infine con la nona la carità. Fino a qualche decennio fa venivano recitati dalle donne anziane di Salemi ed intercalate nelle loro preghiere.

Tradizioni contadine
Anche durante la trebbiatura (la cacciata), che fino a 50-60 anni fa si eseguiva nella aie con l’ausilio dei buoi, il contadino invocava il Santo Patrono “Santa Nicola beddu lu nomu e bedda la parola”.

L’episodio del cotone sulla tomba del Santo a Bari
In occasione del IX centenario della traslazione delle reliquia la parrocchia Chiesa Madre guidata dall’amministratore Don Giuseppe Maniscalco organizzò il 17 maggio 1987 un pellegrinaggio a Bari sulla tomba del Santo. Dopo aver celebrato la santa messa sulla tomba del Santo, Don Maniscalco cosparse con un batuffolo di cotone, inzuppato di olio profumato, la lastra di marmo che ricopre le ossa del Santo e con grande stupore della gente e del Rettore della Basilica l’olio era stato assorbito completamente dal marmo, materiale per nulla poroso.
Questo episodio non può non essere interpretato come il gradimento da parte del Santo dell’offerta di quell’olio che proveniva da una città che l’ha invocato sempre e sempre è stata salvata dalla sua protezione.
Oggi quell’ampolla è conservata nel tesoro della Basilica e rappresenta un vincolo ideale tra Salemi ed il suo Patrono.


Alcune Immagini del IX Centenario della Traslazione a Salemi

processione alle 5 porte della città, 9 Maggio 1987


Festino di S. Nicola Anno 2007, consegna delle chiavi


L ‘ARTE DI S. NICOLA A SALEMI

L’Antico Stemma
L’effigie di S. Nicola con paramenti di rito orientale, fu inserita nello stemmo araldico della città e in un gonfalone, su campo azzurro, fu ricamata la figura del Santo aureolato e benedicente.
Questo stemma fu simbolo di Salemi fino al’8 maggio 1930. Un decreto di Mussolini del 9 maggio 1930, dopo 640, sostituì l’effigie del santo con un’aquila ad ali spiegate ricamata in oro su campo giallo con sul petto il castello aliciano.

Croce Astile
Uno degli oggetti sacri più antichi in cui è effigiato il santo è senza dubbio la pregevole croce astile in lamina d’argento cesellato nel cui centro si trova un piccolo pannello riproducente le glorie del santo.
L’autore della preziosa opera è Giovanni De Cioni e risale al 1386, questa croce fino agli anni 40 era posta sull’altare maggiore dell’antica matrice, poi si conservo nel tesoro, dal 1968 si trova nel Museo Diocesano di Mazara.


Icona di S. Nicola
Tra i dipinti il più antico è un’icona del santo regalata dal francescano dei minori osservanti P. Ignazio da Salemi all’Arciprete Can. Vito Ansaldi nel 1832 e da questi donata all’altare del santo come voto per essere stato guarito da un disturbo alla vista.
Questa icona antichissima proviene dal convento di S. Antonino di Palermo ed è incastonata in una cornice dorata sormontata dallo stemma di S. Nicola. Adesso è conservata presso il Museo degli Argenti della Chiesa Madre.


Tele dell’altare di S. Nicola
Sulle pareti della cappella del santo nel Duomo, esistevano due dipinti, realizzate nel 800 dall’artista salemitano Ignazio di Miceli. Una riproduce il miracolo della resurrezione operata dal Santo sui tre fanciulli, l’altra raffigura il patrocinio di S. Nicola sulla città di Salemi.
Oggi queste tele sono poste ai lati dell’altare maggiore dell’attuale Chiesa Madre.

La Tela della Chiesa della Concezione
Questa tela è dell’artista Fra Felice da Sambuca, metà 700, raffigura S. Antonino, S. Nicola che lo indica come nel dire “Ascoltatelo” e S. Francesco che si prostra a S. Nicola, in un secondo piano è raffigurato S. Felice da Cantelice.


La Tela della Chiesa di S. Biagio
Non conosciamo l’autore e si ispira ad un avvenimento del 1626 in cui S. Biagio fu proclamato compatrono della città. La tela rappresenta i due santi che implorano la protezione della Vergine. L’opera risale ai primi del 700, poiché in fondo è raffigurato il panorama di Salemi visto dal convento dei PP. Riformati, e viene riprodotta la Chiesa del Collegio che appunto risale in questo periodo.

La Tela nella Chiesa dei PP. Cappuccini
Opera forse del pittore Fedele da San Biagio, riporta una visione che un religioso cappuccino di Monte S. Giuliano ebbe tre notti di seguito, tre mesi prima della spaventosa voragine apertasi alle ore 4.30 della notte del 6 Marzo 1740 sul Monte delle Rose che distrusse due conventi. Il quadro riproduce l’intercessione di S. Nicola, S. Biagio, S. Francesco e la Vergine Maria.

Esistevano altri quadri di S. Nicola ma la furia del tempo e spesso l’incuria dell’uomo li hanno distruttti.
La Statua dell’Antica Chiesa Madre
Questa è la statua più antica di S. Nicola, dovrebbe risalire nella seconda metà del XIV sec.
Ancora oggi, dopo la distruzione del Duomo, questa statua rimane nella sua cappella senza nessuna protezione e cura. L’amministratore Don Giuseppe Maniscalco, negli 80 espresse il desiderio di portare questa statua nell’attuale chiesa madre ma il suo progetto non venne accolto.
La statua raffigura il santo seduto in cattedra e benedicente con la mano destra, l’opera presenta dei ritocchi fatti nel 1500, dopo il fallimento dell’unificazione tra la chiesa Greca e quella romana. In origine la statua aveva paludamenti in stile greco - bizantino.

La Statua del Pennino
Questa è posta nella Piazza Liberta, ad opera dello scultore Gaetano Pennino. Nel 1795 venne posta al centro della piazza come voto dei salemitani per essere stati salvati dal santo nel terremoto del 1794.
Lo scultore rappresenta il santo nel momento di proteggere Salemi sotto il suo Piviale mentre con la mano sinistra protesa tende ad tenere lontani i mali. Oggi questa statua è situata al lato della piazza rivolta verso di essa.

Statua del palazzo senatorio
L’opera risale alla fine del 400, è di piccole dimensioni, fino ai primi del 900 era posta in una nicchia sulla porta del palazzo senatorio. Dopo i lavori di ristrutturazione e di ampliamento dell’edificio fu spostata nel giardino del castello, dopo il sisma del 1968 fu rimossa e collocata nel Museo d’Arte Sacra.

Statua del carcere
Bassorilievo risalente forse al XV sec o primi del XVI, prima del 1960 era situata nella facciata del carcere adiacente il castello. Raffigura il santo benedicente con la mano destra e con la sinistra il pastorale e il vangelo, sulla pianeta che indossa è raffigurata lo stemma aragonese. Dopo il terremoto venne conservata nella Chiesa della Concezione e in seguito al Museo.

Statua Lignea di S. Nicola
Risale ai primi del 600 e veniva esposta nel tavolo delle offerte nel giorno della festa. Oggi è conservata nella Chiesa Madre.

La Statua Processionale
Nel 1854 un’epidemia colpi la sicilia occidentale, Salemi chiese aiuto al suo santo Patrono e la città resto immune dal male e come voto la città volle acquistare una statua lignea a Napoli.
Malgrado le pessime condizioni di tempo, miracolosamente, giunse a Trapani e poi a Salemi il 5 dicembre del 1855, nella vigilia della sua festa.
L’entusiasmo fu grande e all’indomani una processione si snodo per le vie della città, la quale rimase nella memoria come qualcosa di grandioso.
Questa statua venne posta in una nicchia della sacrestia dell’antico Duomo, dopo il sisma, grazie al coraggio di alcuni giovani che non ebbero paura delle scosse, si introdussero nel Duomo e portarono in salvo questa Statua, adesso è collocata nell’attuale Matrice.
Non conosciamo l’autore, si pensa che proviene dalla scuola di Giuseppe Sammartino, in epoca 800. Questa rimane una delle statue più belle che la città Salemi possiede.

PREGHIERE A S. NICOLA

Coronella di S. Nicola di Bari

In Nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen

Domine labia mea aperies, et os meum annuntiabit laudem tuam.
Deus in adjutorium meum intende, Domine ad adjuvantum me festina.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto sicut erat in principio, et nunc, et simper et in secula seculorum. Amen

Con la prima preghiera si domanda la virtù della Astinenza.

San Nicola, che bambino nelle fasce digiunaste, che la carne, latte e vino poi cresciuto mai gustaste. Ottenete a me meschino l’astinenza che osservaste.
Pater, Ave e Gloria

Con la seconda preghiera si domanda la virtù della Purità

San Nicola fior vermiglio, che fa puro, e grato odore che apparisce bianco giglio dell’angelico candore. Deh! Mi salva dall’artiglio dell’impuro tentatore.
Pater, Ave e Gloria

Con la terza preghiera si domanda la virtù dell’Umiltà

San Nicola, che imitaste l’umiltà del Redentore onde in cielo meritaste trono eccelso e sommo onore. L’umiltà, che praticaste deh! Imprimete in questo cuore.
Pater, Ave e Gloria

Con la quarta preghiera si domanda la virtù della Penitenza

San Nicola gran portento della santa penitenza, che abbellisti col tormento del tuo corpo l’innocenza. Fa, ch’io almeno col pentimento da Dio impetri la clemenza.
Pater, Ave e Gloria

Con la quinta preghiera si domanda la virtù della Pazienza

San Nicola paziente che in esilio, ed in catene tollerasti lungamente gran martiri, acerbe pene, fate pur, che sofferente fossi anch’io pel sommo bene.
Pater, Ave e Gloria

Con la sesta preghiera si domanda la virtù della Perseveranza

San Nicola da Dio eletto che, con gran perseveranza divenisti uomo perfetto, vera norma di costanza. Rassodate nel mio petto fede, amor e la speranza.
Pater, Ave e Gloria

Con la settima preghiera si domanda la virtù della Obbedienza

San Nicola obbediente, che al comando del Signore assumeste immantinente il gran peso di pastore. Tale virtù nella mia mente deh! Infondete, nel mio cuore.
Pater, Ave e Gloria

Con l’ottava preghiera si domanda la virtù dell’Orazione

San Nicola appena nato dimoraste in piè due ore contemplando qual Beato il supremo Creatore. Un tal dono, o mio Avvocato deh! M’impetra dal Signore.
Pater, Ave e Gloria

Con la nona preghiera si domanda la virtù della Carità

San Nicola serafino d’infiammante carità. In cui trova ogni meschino un gran fonte di bontà. Fa ch’io ottenga amor Divino ora e nell’eternità.
Pater, Ave e Gloria

Offerta
O santissimo Nicola il cui nome il cuor consola; zelantissimo pastore, vero servo del Signore. Nostra scorta ed avvocato, destruttor d’ogni peccato, protettor dei poverelli, padre ancor degli orfanelli.
Difensor degl’innocenti, avvocato a penitenti, delle vergini custode che la salva d’ogni frode.
Degli aflitti gran conforto, delle navi guida e porto, della morte vincitore, dell’inferno gran terrore.
Deh! Benigno a noi volgete gli occhi vostri e proteggete dai nemici e mali estremi la cittade di Salemi;
giacchè Dio v’ha destinato suo Patrono ed Avvocato.
Pestilenze, fame e guerre lungi sian da queste terre.
Da tempeste e terremoti liberate noi devoti che imploriamo il vostro aiuto offerendovi in tributo l’alme nostre, i sensi, i cuori.
Già pentiti dagli errori impetrate ai falli miei il perdono e a tutti i rei. Concedete a penitenti gran fervor che non rallenti, ottenete ancor a giusti che di palme sien onusti.
Assisteteci alla morte e impretate a noi la sorte di venir tra gioie e riso a godere in Paradiso. Amen

Oratio
Deus qui Beatum Nicolaum gloriosum confesso rum tuum, atque pontificem innumeris decorasti, et quotidie non cessas illustrare miraculis, et a periculis omnibus liberemur.
Per Christum Dominum nostrum. Amen

Novena che si celebra a Bari da adattare per Salemi
29 Aprile O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché con l’aiuto del tuo patrocinio, possiamo degnamente cominciare questa sacra novena.
La città di Myra, come tante altre città, era stata presa dai Saraceni e messa a ferro e a fuoco. Gli abitanti si erano dispersi sui monti vicini. Il tuo corpo era rimasto in un luogo ove ormai i pellegrinaggi erano rischiosi. Così tu suscitasti nel popolo di Bari pii sentimenti, forza e coraggio per compiere l’impresa che ti avrebbe condotto qui, lasciando quel luogo ormai desolato.
Fa’ che anche noi possiamo sentire ancora la tua voce, come l’udirono allora i Baresi. Fa’ che animati da quella stessa forza a da quello stesso coraggio di cui essi furono animati, nei momenti difficili non ci perdiamo d’animo, ma conserviamo sempre la fiducia nel Signore nostro Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

30 Aprile
O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché, con il tuo aiuto, possiamo degnamente rivivere quella venerazione che i Baresi, nove secoli fa, nutrirono verso le tue reliquie.
Tu concedesti agli antichi abitanti della nostra città ciò che avevi negato a dei sovrani, quale l’imperatore Basilio. Ti facesti prelevare da essi, mentre avevi duramente punito il generale saraceno Khumid, che, avendo voluto violare la tua tomba, vide la sua flotta andare in rovina per un naufragio.
Le tue reliquie sono state sempre ambite. Ed ancora oggi, quanti sono quelli che le richiedono offrendo ingenti somme! Tutto il mondo guarda a Bari perché conserva le tue ossa. Fa’ che noi siamo degni di questo tuo grande dono, e che la presenza dei tuoi resti mortali ci ispiri quello stesso amore per il prossimo che animò te in vita, secondo il comandamento di nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

1° Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua
potente intercessione presso Dio, affinché, aiutati dalla tua grazia, riviviamo il modo in cui i Baresi seppero vivificare di spirito religioso le loro preoccupazioni terrene.
Essi partirono con tre navi cariche di frumento, diretti ad Antiochia, la città ove per la prima volta i seguaci di Gesù furono chiamati cristiani, ma che si trovava sotto il dominio dei Saraceni. I 62 marinai, i cui corpi furono poi sepolti lungo le mura di questa Basilica, erano uomini decisi a tutto ed entusiasti di compiere un’impresa che avrebbe dato lustro alla città e conforto ai tanti pellegrini provenienti da tutto il mondo.
Fa’, o Santo nostro Patrono, che anche la nostra vita sia sempre permeata dall’entusiasmo, dalla gioia di poter essere utili al nostro prossimo, superando ogni paura e ogni egoismo, ben sapendo che ogni conquista richiede sacrifici. Fa’ che non rimaniamo indifferenti al nostro prossimo, ma sappiamo discernere in coloro che ci sono vicini l’immagine stessa del nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

2 Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché tutti i sacerdoti che hanno a cuore il tuo culto, e specialmente i Padri che custodiscono le tue reliquie, siano mossi dallo stesso spirito che ebbero i due sacerdoti animatori religiosi della spedizione.
Sulla via del ritorno da Antiochia, verso il mezzogiorno del 20 aprile, le navi baresi si fermarono al porto di Andriaco, a qualche chilometro da Myra. Un manipolo di coraggiosi entrò nella tua chiesa, legando i quattro monaci che custodivano le tue ossa. Poi Matteo, il più audace di tutti, con una spranga spezzò la tua tomba, da cui cominciò ad uscire il soave profumo della tua santa manna.
I sacerdoti Lupo e Grimoaldo intonarono inni e canti accompagnando le tue reliquie al porto. Quale ridondanza di gioia e beatitudine dovette afferrare i loro animi! Se fu l’intraprendenza e la decisione dei Baresi a contribuire al successo dell’impresa, certamente fu anche la tua mano a impedire ai Myresi di bloccarli e ai Saraceni di trovarsi sul posto.
Fa’, o Santo Patrono, che tutti i sacerdoti di questa città sappiano essere, come già Lupo e Grimoaldo, gli animatori che ci aiutino a vivere con maggiore entusiasmo la nostra fede in Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

3 Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché, con l’aiuto del tuo patrocinio, possiamo passare dalle tempeste che incontriamo nella nostra vita alla serenità che deriva dall’aver incontrato te.
I marinai partirono da Andriaco il 20 aprile, ma ben presto si levò un forte vento che sconvolse le acque. Per qualche giorno i tre vascelli non fecero grandi progressi. Alcuni di essi, spinti da una male intesa devozione, avevano sottratto parte delle tue reliquie. Ma tu, o grande Taumaturgo, non permettesti che le tue ossa fossero sparse e divise, per cui solo dopo che tutti ebbero riposte le reliquie trafugate fermasti i venti e calmasti le acque. Facesti così riprendere a vele spiegate quel viaggio meraviglioso verso la città di Bari.
Fa’, o grande Patrono, che anche le nostre preghiere siano ascoltate nelle tempeste della vita come ascolti quelle dei marinai, di cui sei speciale protettore. E fa’ che sappiamo cogliere nel dono delle tue reliquie non soltanto un fatto cittadino, ma un messaggio di carità rivolto a tutti gli uomini di buona volontà. Ti preghiamo affinché tutti, per tua intercessione, accogliamo sempre più nel nostro cuore Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

4 Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua
potente intercessione presso Dio, affinché, aiutati dal tuo patrocinio, riviviamo nel nostro spirito quella stessa gioia ed esultanza cristiana che riempì il popolo di Bari all’arrivo del tuo corpo miracoloso.
Quella domenica del 9 maggio 1087 si era sparsa la voce che le navi baresi erano ancorate nel porto di S.Giorgio. Quanti allora presero le loro piccole imbarcazioni ed accorsero là per fare da corteo alla tua entrata in città! Fu così che li videro arrivare gli abitanti di Bari. Già prima di toccare terra un marinaio a gran voce diede il lieto annuncio, e quasi contemporaneamente un araldo percorreva le vie della città.
Fa’ che anche noi sappiamo apprezzare questo privilegio che ci hai accordato e siamo riempiti di quella gioia cristiana che riempì il cuore dei marinai al termine dell’impresa, quella stessa gioia degli spettatori festanti che ti accolsero al porto e tutti coloro che nelle loro case ascoltarono il grido dell’araldo. Fa’, o glorioso San Nicola, che, non solo noi, ma tutti coloro che vengono a venerare le tue reliquie riacquistino serenità e gioia di vivere, ricordando anche che le sofferenze ci fanno rassomigliare maggiormente al nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

5 Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché, nel ricordo dell’opera dell’abate Elia acquistiamo anche noi uno spirito pacificatore.
Non avevano ancora portato il tuo corpo sulla terra ferma che
già nacquero dissensi sia tra il clero che tra la popolazione. I marinai volevano costruire in tuo onore una nuova chiesa, mentre alcuni tra il popolo volevano che le tue reliquie fossero riposte nella Cattedrale. Tu ispirasti i marinai a riporre la loro fiducia nell’abate Elia, il quale trasferì il tuo corpo nella sua chiesa. Tuttavia le guardie dell’Arcivescovo Ursone tentarono di rapirti provocando la morte di due giovani. Ma tu non permettesti che il pastore della Chiesa di Bari si ostinasse nel suo proposito e facesti vincere la carità al punto da spingerlo a concedere ad Elia la Corte del Catepano e, d’accordo coi marinai e i principi normanni, ad affidargli i lavori per costruirti un tempio.
Anche in mezzo a noi, o Santo glorioso, nascono discordie e violenze, spesso anche noi non siamo animati da propositi santi, ma da progetti di prestigio personale e di dominio. Fa’ però che alla fine trionfi il bene e la concordia che sono il segno visibile della presenza in mezzo a noi di nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

6 Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché anche noi quando ci troviamo dinanzi alle tue reliquie siamo animati dalla stessa intensità di preghiera che animò tanti vescovi, santi e pellegrini di ogni parte del mondo.
Era appena terminata la costruzione della cripta che l’allora principe di Bari, Boemondo, il futuro conquistatore di Antiochia, si recò a Melfi ad invitare il papa Urbano II. Il Vescovo di Roma accolse di buon grado l’invito e il 30 settembre del 1089 con grande partecipazione di popolo consacrò l’altare della cripta riponendovi le tue preziose ossa. In quella occasione istituì la festa liturgica della Traslazione delle tue reliquie, festa sentita e celebrata da molti popoli ortodossi e specialmente dai Russi.
Dalle città circonvicine vennero a visitarti i vescovi Ernulfo di Bitonto, Guidone di Oria, Leone di conversano e altri. Tanti pellegrini, prima di prendere il mare per l’Oriente e i luoghi santi, vennero a renderti omaggio, parte eletta di quei milioni di pellegrini che hanno voluto venire a confidarti le loro gioie e i loro dolori.
Fa’ partecipare anche noi, Santo Padre Nicola, ai frutti di questa ininterrotta devozione, affinché la tua intercessione ci aiuti a ottenere la salvezza che viene dal nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

7 Maggio O glorioso San Nicola, eccoci devotamente raccolti dinanzi a te ad
implorare la tua potente intercessione presso Dio, affinché, nel ricordo del Concilio di Bari che si tenne nella tua cripta, sentiamo anche noi il male della divisione che esiste fra i cristiani e preghiamo per la ricostituzione dell’unità.
A nove anni dalla consacrazione del tuo altare ecco che nella cripta si tenne un concilio a cui parteciparono il papa Urbano II, il grande teologo e filosofo S.Anselmo di Aosta, vescovo di Caterbury, oltre che tanti vescovi sia latini che greci. La frattura fra le due Chiese si era aggravata da qualche decennio e, a causa di tanta incomprensione ed insensibilità, era destinata ad aggravarsi ancor più. Se quel concilio non ebbe gli effetti desiderati non fu per la mancanza del tuo aiuto, ma per la durezza del cuore degli uomini. Nel corso dei secoli, nonostante lo scisma, i nostri fratelli ortodossi non hanno mai smesso di venire a Bari a venerarti. In te, Taumaturgo universale, non si sono riflesse quelle divisioni che tanto hanno lacerato la Chiesa di Cristo. Oltre che simbolo di questa unità profonda, o Santo Padre Nicola, sii anche il protettore delle iniziative ecumeniche. Fa’ che l’ecumenismo cresca e si diffonda tra i cristiani, affinché tutti seguano il Cristo più coerenti con la fede che egli ci ha trasmesso e che, per tua intercessione, tutti possiamo raggiungere l’unità e la salvezza, nel nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiere Greche

Dal Vespro solenne
Stichirà idiomela. Tono II.
O santo vescovo Nicola, Cristo Dio ha voluto presentarti al tuo gregge quale regola di fede e immagine di mitezza. Infatti, ungendo di manna i Miresi, risplendi fulgido nella rettitudine delle tue divine azioni, o protettore degli orfani e delle vedove. Ti chiediamo perciò di non cessare di intercedere per la salvezza delle nostre anime.
Amen.

Apolitikion. Tono IV.
Non a parole, ma nella verità dei fatti, sei apparso al tuo gregge quale regola di fede e immagine di mitezza, maestro di continenza. Ed invero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la ricchezza.
O padre e santo vescovo Nicola, prega Cristo Dio affinché porti le nostre anime alla salvezza.
Amen.

Antifona
Regola di fede,
icona di mitezza,
maestro di temperanza,
la testimonianza della tua vita
ti ha manifestato al tuo gregge.
Per questo, umiliandoti,
sei stato esaltato,
e facendoti povero,
hai ottenuto ricchezza.
O grande Pastore, Padre Nicola,
intercedi per la salvezza delle nostre anime
presso Cristo che è Dio.

PREGHIERA DELLO STUDENTE
O glorioso e santo vescovo di Cristo, Nicola, al quale tante generazioni di scolari, studenti e professori si sono rivolte per ottenere assistenza nello studio, volgi il tuo sguardo anche su di me. Tu che, al loro nascere, fosti invocato quale protettore delle università, guarda propizio al mio sforzo e concedi che i miei studi ottengano i frutti desiderati. Intercedi, inoltre, presso il Signore, che è Luce e Sapienza, affinché effonda su di me una parte della sua luce e, aiutandomi a comprendere meglio me stesso, attraverso lo studio e la ricerca mi faccia anche approfondire quelle realtà che sono un’impronta visibile nel mondo della speranza del Padre creatore, del Figlio redentore e dello Spirito Santo che dona vita e santità. Te lo chiedo per Cristo nostro Signore. Amen.

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S. BIAGIO vescovo e martire
eletto COMPATRONO nel 1542


Biografia del Santo

San Biagio lo si venera tanto in Oriente quanto in Occidente, e per la sua festa è diffuso il rito della “benedizione della gola”, fatta poggiandovi due candele incrociate (oppure con l’unzione, mediante olio benedetto), sempre invocando la sua intercessione. L’atto si collega a una tradizione secondo cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una spina o lisca conficcata nella sua gola.Vescovo, dunque. Governava, si ritiene, la comunità di Sebaste d’Armenia quando nell’Impero romano si concede la libertà di culto ai cristiani: nel 313, sotto Costantino e Licinio, entrambi “Augusti”, cioè imperatori (e pure cognati: Licinio ha sposato una sorella di Costantino). Licinio governa l’Oriente, e perciò ha tra i suoi sudditi anche Biagio. Il quale però muore martire intorno all’anno 316, ossia dopo la fine delle persecuzioni. Perché?Non c’è modo di far luce. Il fatto sembra dovuto al dissidio scoppiato tra i due imperatori-cognati nel 314, e proseguito con brevi tregue e nuove lotte fino al 325, quando Costantino farà strangolare Licinio a Tessalonica (Salonicco). Il conflitto provoca in Oriente anche qualche persecuzione locale – forse ad opera di governatori troppo zelanti, come scrive lo storico Eusebio di Cesarea nello stesso IV secolo – con distruzioni di chiese, condanne dei cristiani ai lavori forzati, uccisioni di vescovi, tra cui Basilio di Amasea, nella regione del Mar Nero.Per Biagio i racconti tradizionali, seguendo modelli frequenti in queste opere, che vogliono soprattutto stimolare la pietà e la devozione dei cristiani, sono ricchi di vicende prodigiose, ma allo stesso tempo incontrollabili. Il corpo di Biagio è stato deposto nella sua cattedrale di Sebaste; ma nel 732 una parte dei resti mortali viene imbarcata da alcuni cristiani armeni alla volta di Roma. Una improvvisa tempesta tronca però il loro viaggio a Maratea (Potenza): e qui i fedeli accolgono le reliquie del santo in una chiesetta, che poi diventerà l’attuale basilica, sull’altura detta ora Monte San Biagio, sulla cui vetta fu eretta nel 1963 la grande statua del Redentore, alta 21 metri.

S. Biagio a Salemi

Il 03 febbraio di ogni anno i salemitani, in onore della festività di S. Biagio si recano nell’omonima chiesa, situata nell’antico quartiere del Rabato (un tempo svolgeva funzione di filiale alla parrocchia chiesa madre proprio per la sua dedicazione al santo compatrono della città), per rendergli omaggio o per sciogliere il voto, con l'offerta dei tradizionali pani, fatti di pasta non lievitata e cotti al forno, in occasione della manifestazione tutto il pavimento della chiesa è coperto di foglie d'alloro e la tribuna dove è posta la statua del santo è adornata di alloro, mirto e fori.Questi piccoli pani vengono chiamati rispettivamente: “cuddureddi” e “cavaduzzi”: i primi perché simboleggiano la gola di cui San Biagio è protettore e vengono mangiati per devozione, infatti il santo salvò la vita di un ragazzo che stava morendo soffocato da una lisca di pesce; con i cavaduzzi invece si vuole ricordare un avvenimento accaduto durante il regno di Carlo V nel 1542, quando per intercessione del Santo, le campagne salemitane furono liberate da un invasione di sciami di cavallette che distrussero il raccolto e per quell’evento venne eletto compatrono della città di Salemi.
I “cuddureddi” assumono le forme più diverse e fantasiose: dai cavallucci marini ad altri animaletti immaginari, dal braccio e dalla mano benedicente del Santo, a quella di bastone decorato su un lato con fiori simbolo della fertilità.
I pani della festa di San Biagio sembrano un preludio anticipatorio della "Cena di San Giuseppe", che si celebra a Salemi il 19 marzo.






XXXIII DOMENICA T.O. - 15 NOVEMBRE 2009

martedì

XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
15 Novrembre 2009
Prima Lettura Dn 12, 1-3
Dal libro del profeta Danièle
In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.Sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna.I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 15 Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:nelle tue mani è la mia vita.Io pongo sempre davanti a me il Signore,sta alla mia destra, non potrò vacillare.Per questo gioisce il mio cuoreed esulta la mia anima;anche il mio corpo riposa al sicuro,perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.Mi indicherai il sentiero della vita,gioia piena alla tua presenza,dolcezza senza fine alla tua destra.
Seconda Lettura Eb 10, 11-14. 18
Dalla lettera agli Ebrei
Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.Ora, dove c'è il perdono di queste cose, non c'è più offerta per il peccato.
Canto al Vangelo Cf Mt 24,42a.44 Alleluia, alleluia.Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell'uomo. Alleluia.

Vangelo Mc 13, 24-32
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

ARCIPRETI PARROCI E LA COLLEGIATA DELLA MADRICE
















CRONOTASSI ARCIPRETI PARROCI DELLA CHIESA MADRE

1) Mons. Guaniero Bruno Arciprete fino al 1423

2) Mons. Raimondo Di Noro, Vescovo titolare Margaritense, Vicario e Visitatore Generale della Diocesi. Arciprete fino al 10 Agoto 1484
3) Don. Giocchino Nuccio Arciprete fino al 1494

4) Don Tommaso Ballo Russo Arciprete fino al 1499

5) Mons. Giovanni Severino Scoti Arciprete fino al 1559

6) Don Nicolò Di Nuccio, Canonico Onorario di Mazara. Arciprete fino al 1583

7) Mons. Annibale Nuccio Arciprete fino al 1586

8) Don. Tommaso Cusa Arciprete fino al 1606

9) Mons. Francesco Di Blasi Arciprete fino al 17 Agosto 1624

10) Don Vincenzo Marino Arciprete fino al 12 Gennaio 1640

11) Don Giacomo Milena Arciprete fino al 2 Aprile 1670

12) Mons. Domenico Ciaramidiaro, Canonico Onorario di Mazara. Arciprete fino al 12 Agosto 1687

13) Don Nicolò Antonino Costanza Arciprete fino al 17 Marzo 1691

14) Don Lorenzo Mancini Arciprete fino al 27 Maggio 1729

15) Mons. Benardino Bayamonte Arciprete dal 1729 al 1737

16) Don Antonino Grillo dell'Ordine di S. Teresa, Vescovo Titolare di Cenza e promosso Vescovo di Lipari. Arciprete dal 1737 al 1 Agosto 1762

17) Mons. Giovanni Villaragut Arciprete dal 1762 al 06 Agosto 1771

18) Mons. Giuseppe Cortese Arciprete al 20 Gennaio 1773 al 12-06-1800

19) Mons. Paolo La Rosa Arciprete dal 20/06/1801 al 13/01/1831

20) Mons. Vito Ansaldi, Primo Arciprete della Collegiata, promosso Arcidiacono e Vicario Generale della Diocesi di Mazara. Arciprete dal 12/7/1820 al 8/12/1846

21) Mons. Francesco Paolo Tibaudo Arciprete 15/11/1847 al 3/9/1874

22) Don Leonardo Salvo Arciprete dal 1/02/1875 al 26/09/1889

23) Don Ignazio Grassa Arciprete dal 4/05/1890 al 16/02/1900

24) Mons. Angelo Agueci, Vicario Foraneo e Cameriere d'Onore di Sua Santità. Arciprete dal 1/12/1900 al 10/01/1921

25) Don Francesco Pandolfo Arciprete dal 25/05/1921 al 24/08/1929

26) Mon. Antonino Merendino Arciprete dal 30/12/1929 al 4/10/1941

27) Mons. Ignazio Ardagna, Cameriere Segreto di Pio IX. Arciprete dal 6/12/1941 al 7/05/1988

28) Mons. Pasquale Gandolfo Arciprete dal 16/10/1988 al 21/10/2006

29) Don. Salvatore Cipri Arciprete, Vicario Foraneo, Arciprete dal 25/10/2006

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INSIGNE COLLEGIATA "S. NICOLA DI BARI"
DELLA CHIESA MADRE
ERETTA IL 21 Giugno 1801

PROFILO STORICO

Prima di delineare un profilo storico della Collegiata della Chiesa Madre di Salemi, voglio presentare per linee generali che nella Chiesa cattolica, con l'espressione “Collegiata” si intende una chiesa di una certa importanza, nella quale è istituito un Collegio o Capitolo di canonici, con lo scopo di rendere più solenne il culto a Dio.
Secondo la tradizione della Chiesa, la chiesa collegiata può essere semplice, insigne o per-insigne. Generalmente mantiene il titolo di collegiata anche nel caso in cui il capitolo dei canonici venga a cessare. L'istituzione, l'innovazione o la soppressione dei Capitoli collegiati sono riservati alla Santa Sede.
La Chiesa Madre di Salemi nel 1340 viene dedicata al santo Patrono S. Nicola di Bari, nel 1615 viene costruita una nuova chiesa la quale dopo il terremoto del 1968 viene demolita, la sede della matrice si sposterà nella vicina chiesa dei Gesuiti, dove tuttora ha sede.
Nel pontificato di Pio VII, nel 21 giugno 1801 con bolla papale viene eretta, nella Chiesa Madre di Salemi, l’Insigne Collegiata dedicata al Santo Patrono e Protettore S. Nicola di Bari, con “l’intento di diffondere il culto e la devozione al nome di Gesù Cristo”, e di mantenere viva la devozione al Santo Patrono.
La collegiata deve necessariamente avere almeno 12 membri, detti canonici, con a capo un Curato, devono essere stabili nel territorio della città. Al momento dell’erezione della Collegiata di Salemi avremo 19 canonici di cui 6 di patronato e 13 di concorso.
I membri erano Sacerdoti Canonicati con la “bolla di direzione” e ne potevano farne parte o per diritto di patronato (venivano scelti e ammessi direttamente, di solito i sacerdoti della parrocchia), oppure per diritto di concorso (venivano ammessi dopo aver fatto una domanda).
I canonici si riunivano in coro nella preghiera delle lodi e dei vespri, a Salemi sono rimasti celebri i vespri solenni della festa di S. Nicola che venivano celebrati nel coro ligneo della Matrice. Nelle processioni solenni della città (quella del santo patrono S. Nicola e della protettrice Maria S.S. Immacolata) tutti i canonici sfilavano seguendo la mazza capitolare. I canonici vivevano attraverso le “Maramme”, donazioni che i fedeli laici facevano alla collegiata (potevano essere beni mobili o immobili).
Nell’antico territorio della diocesi di Mazara del vallo, il quale comprendeva buona parte della diocesi di Trapani, le Collegiate di maggiore rilevanza erano quelle di Salemi, di Alcamo e di Castellamare, la loro importanza era dovuta per la ricchezza di vocazioni e quindi di sacerdoti che ne potevano farne parte.

Cronologia Canonici defunti della Collegiata

Anno 1801-1808:
Don Antonino Di Simone
Don Nicolò La Rocca
Don Giuseppe Muartagnolo
Anno 1809-1820:
Don Antonino Boscana
Don Antonino Emanuele
Don Simone Lampiasi
Don Antonio Giglio
Don Gaetano Ficarra
Anno 1821-1830:
Don Francesco Paolo Rubino
Don Ignazio Maniscalco
Don Francesco Cascio
Don Simone Caradonna
Don Stanislao Villaragut
Don Antonino Cavaretta
Don Giuseppe Favuzza
Don Pasquale Mortillaro
Anno 1831-1840:
Don Ignazio Saladino
Don Nicolò Favara
Don Giacomo Cascio
Don Pietro Orlando
Don Paolo Rosa
Don Vincenzo Villaragut
Anno 1841-1850:
Don Nicolò Palermo
Don Leonardo Caradonna
Don Nicolò Calia
Don Giuseppe Orlando
Don Nicolò Rubino
Don Vito Ansaldi
Don Ignazio Crimi
Don Giuseppe Ferrante
Don Luigi Causi
Don Giovanni Maria Lampiasi
Anno 1851-1860:
Don Antonino Maniscalco
Don Andrea Mortillaro
Don Antonino Ardagna
Don Paolo Rubino
Don Pietro Emmanule
Don Giuseppe Orlando Oliveri
Don Vito Cammarata
Don Giuseppe Cosenza
Don Silvestro Piazza
Anno 1861-1870:
Don Angelo Rubino
Don Gaspare Cammarata
Anno 1871-1880:
Don Antonino Disimone
Don Antonino Mortillaro
Don Francesco Passalacqua
Don Francesco Paolo Tibaudo
Don Giuseppe Cascio
Don Giacomo La Rocca
Anno 1881-1890:
Don Filippo Passalacqua
Don Francesco Ferro
Don Giuseppe Causi
Don Antonino Orlando
Don Andrea Pandolfo
Don Nicolò Anselo
Don Leonardo Salvo
Anno 1891-1900:
Don Andrea Mortillaro
Don Nicolò Ferrante
Don Francesco Saverio Baviera
Don Giuseppe Verdirame
Don Andrea Orlando
Don Ignazio Grassa
Anno 1901-1910:
Don Francesco Verdirame
Don Salvatore Maltese
Don Calogero Salvo
Anno 1911-1920:
Don Salvatore Grillo
Don Antonino Gandolfo
Don Saverio Lo Presti
Don Domenico Surdi
Anno 1921-1930:
Don Angelo Agueci
Don Ignazio Favara
Don Alberto Marino
Don Vincenzo Lo Presti
Don Nicolò Orlando
Don Francesco Pandolfo
Anno 1931-1940:
Don Giuseppe Arcuri
Don Vito Clemenzi
Don Francesco Puma
Don Baldassarre Di Stefano
Don Angelo Angelo
Anno 1941-1950:
Don Antonino Merendino
Don Giuseppe Merendino
Don Carmelo Spagnolo
Don Stefano Tantaro
Don Antonino Stallone
Don Antonino Rubino
Anno 1951-1960:
Don Giuseppe Fileccia
Don Antonino Caruso
Anno 1961-1970:
Don Vincenzo Marano
Don Ippolito Calia
Anno 1971-1980:
Don Antonino Maltese
Don Baldassare Renda
Anno 1981-1990:
Don Vincenzo Disidoro
Don Ignazio Ardagna
Anno 1991-2005:
Don Mariano Bellitti
Don Giuseppe Favara
Don Antonino Drago
Don Baldassare Arcangelo

Conclusioni finali

Al momento la collegiata non ha più canonici, la situazione attuale è dovuta sia per la mancanza di sacerdoti ma altra causa evidente è che nel corso degli anni l’istituzione ha perso il suo valore e la sua funzione. La demolizione dell’antica matrice ha spezzato il legame del clero e dello stesso popolo con la Collegiata, la sua esistenza era legata a quella chiesa, anche per i beni materiali come il coro ligneo o alcune cappelle e per la sepoltura degli stessi canonici.
In realtà basterebbe solo una volontà comune per riaprire l’istituzione, pur non avendo ancora, nel territorio salemitano, il numero di sacerdoti necessari. Anche se a mio avviso la funzione di questa istituzione ormai ha perso la sua importanza ma riproporla sarebbe sempre una realtà positiva oltre che funzionale per una migliore pastorale parrocchiale e cittadina.

IMMAGINI DELLA CHIESA MADRE E NOTIZIE DELLA CASA SANTA

Alcune foto della Chiesa Madre S.Nicolò di Bari

Immagine della Chiesa del Collegio,oggi Chiesa Madre, primi 1900

lavoro su scala della facciata ad opera di Rosario Gaudino



Alcune foto dell'esterno





Alcune immagini dell'interno

Altare maggiore anni '80



altare maggiore dopo i recenti cambiamenti



le tele delle pareti laterali dell'altare maggiore

sede dell'Arciprete Parroco

fonte battesimale

particolare del crofisso posto all'altare maggiore


cero pasquale


le tele del Patrono S. Nicola nelle rispettive pareti del transetto




altare S. Ignazio di Loyola

Altare S. Francesco Saverio

pulpito

Altare S.S. Crocifisso

Organo

cappela di S. Giuseppe (ex S. Francesco Borgia)
Altare Madonna dei Miracoli

altare Madonna degli Abbandonati e di S. Anna



veduta dall'altare maggiore

Quadro Miracolo dell'Immacolata

Monumento funebre e sepolcro della Baronessa Tagliavia

altare dell'Annunciazione

La nuova Cappella di S. Nicola (ex Madonna della Medaglia e di S. Rosalia)

La nuova Cappella dell'Immacolata Concezione (ex Madonna Addolorata)




Alcune foto della Sacrestia



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La Casa Santa di Loreto a Salemi

Storia e Immagini:

Presso il complesso dei Gesuti,adiacente la Chiesa Madre, esiste una perfetta riproduzione della casa santa che si trova a Loreto. La particolarità sta nel fatto che in tutta la Sicilia non esiste una opera d'arte del genere. All'interno, nell'altare maggiore, è custodita un'immagine della Madonna nera (la 3 in tutta la sicilia).
Un padre gesuita di questo nostro collegio, P. Silvio Ludovico Minimi era talmente devoto alla Madonna di Loreto che volle riprodurre alla perfezione nel recinto del collegio la casa santa di Loreto fondando una congregazione Lauretana.
Il progetto venne affidato a Giovanni Biagio Amico, architetto trapanese, l'opera venne consacrata l'8 settembre 1705 con grande concorso di popolo venuto anche dai paesi vicini. Fino tutto l'800 questa chiesetta era affollata soprattutto nella vigilia e il giorno della festa, l'8 settembre e il 10 dicembre in memoria della traslazione della casa da nazaret a Loreto.
" E' lunga 48 palmi, larga 18,alta 26 e sino a 31 nel colmo del tetto che la copriva. Le mura grosse due palmi e mezzo, fatte di pietra di color castagnino, listata a modo di mattoni grosi ma disuguali. Ad occidente ha una finestra alta 4 palmi e mezzo e larga 4. A tramontana aveva una porta alta 10 palmi e larga 6 grassi con un architrave di abete. La muraglia orientale aveva sul tetto un'apertura del camino. Il tetto di dentro era soffittatlo in quadrelli a modo di schacchiere azzuro con istelle dorate, il quale ornamento fi fatto da S.Elena. Il tetto era sostenuto da 2 travi, in una parete l'evangelista Luca dipinse il crocifisso con 4 chiodi e la Vergine addolorata con S.Giovanni" *tratto dal ristretto della casa di Maria.

Tabernacolo in alabastro monoblocco, davanti


Immagini della Statua della Madonna venerata in questa Chiesa.



ATTIVITA' PASTORALE 2009 - 2010

lunedì

ATTIVITA' PASTORALE DELLA PARROCCHIA
2009 - 2010
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GRUPPO MINISTRANTI CHIESA MADRE
Ogni domenica alle ore 10.00 prima della celebrazione Eucaristica, e un sabato al mese, la formazione sulla pagina del vangelo della domenica e formazione liturgica.
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CORO CHIESA MADRE
Tutti i sabati le prove del nostro coro parrocchiale alle ore 16.00, in Chiesa Madre.
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CATECHISMO
Sono aperti i corsi di catechismo per i nostri ragazzi. Da lunedì al venerdì in preparazione alla Prima Comunione e alla Cresima.
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SCUOLA DI TEOLOGIA

A novembre avranno inizio le lezioni di Introduzione alla Sacra Scrittura. A breve il programma dei corsi.
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GRUPPO SCOUT SALEMI 1

Domenica 15 Novembre apertura dell'attività Scout.

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LAVORI PER LE FESTE PATRONALI 2009

PRESTO SARA' PUBBLICATO NEL BOLLETTINO L'INTERO PROGRAMMA DELLE FESTE.

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LAVORI PER LA DEDICAZIONE DELL'ALTARE

PRESO USCIRA' NEL BOLLETTINO L'INTERO PROGRAMMA

ALTARE: le colonne e i pannelli sono già in Madrice, presto sarà montato l'intero altare in attesa della sua dedicazione. In occasione del nuovo altare stiamo restaurando l'ambone, levigando il marmo e sistemando l'illuminazione dell'area liturgica.

RELIQUIE: Attendiamo la reliquia del martire S. Tommaso Becket. La Chiesa Madre custodisce già le reliquie di Padre Pio (pezzo di panno intriso di sangue), S. Rita da Cascia (ex ossibus), S. Ignazio di Loyola (ex ossibus)e del patrono S. Nicola.

RITO: sono in corso i lavori di preparazione per il solenne rito della dedicazione. La Liturgia sarà presieduta dal nostro Vescovo con il servizio del Seminario Vescovile della Diocesi.

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Gruppi Parrocchiali

TERZORDINE SECOLARE FRANCESCANO (Formazione Mensile)

CONSACRATI DEL S.S. SACRAMENTO (Formazione Mensile)

RINNOVAMENTO DELLO SPIRITO (Formazione Mensile)

GRUPPO RAGAZZI DOPO CRESIMA (Tutti i Sabato Pomeriggio)

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ARCHIVIO ATTIVITA' PASTORALI

Settembre

23-09-09: Gruppo di Preghiera Padre Pio, celebrazione in memoria di S. Pio da Pietrelcina.

Ottobre

7-10-09: Percorso Poetico sui Misteri del Rosario, Casa Santa di Loreto.

18-10-09: Apertura Anno Catechistico.

25-10-09: Apertura Gruppo Ministranti.

Novembre

2-11-09: Celebrazione Eucaristica al Cimitero.